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Sono giorni difficili da comprendere, difficili da digerire. Sembra di galleggiare in uno strano sogno, uno di quelli che ti lasciano stanco per tutto il giorno, da cui ti svegli molto perplesso e che fai fatica a scuoterti via di dosso. Quando poi a un certo punto riesci a tornare con i piedi saldi a terra e a vedere davvero quello che hai intorno nella realtà, ti senti sollevato al pensiero che fosse tutto solo nella tua testa. Smetti di pensarci e torni alla tua piccola normalità di nuovo lucido. Ora essere lucidi è quasi impossibile, ogni piccolo dettaglio della quotidianità sembra perdersi e deformarsi, e non lo riconosciamo più. Tutte le conseguenze che questo può avere sulla nostra vita di tutti i giorni, pur variando da persona a persona nella loro gravità, rimangono appiccicate costantemente al cervello di ognuno di noi alla stessa maniera.
Al momento nessuno di noi è libero di vivere la propria vita come vorrebbe o dovrebbe, come gli è necessario, ed è questo che a me rende inconcepibili giornate come queste. Ci manca la padronanza di poter fare quello che ci permette di vivere sereni, in qualunque significato vogliate prenderlo, abbiamo le mani legate e, pur sapendo che è la cosa giusta per noi e per gli altri, è difficile accettarlo per capire cosa verrà dopo.
Questa storia ci tocca tutti in maniera diversa, alcuni vengono colpiti direttamente, senza che possano fare nulla per rendere la situazione migliore, altri subiscono le conseguenze del suo passaggio, come un colpo di aria che scompiglia i tuoi fogli mentre stai lavorando. Non c’è qualcuno che possa dirsi indifferente, qualunque cosa voglia pensare.
Ed è qui che veniamo a noi. C’è una questione importante secondo me. È la consapevolezza di non essere soli, di stare condividendo tutto ciò con milioni di altre persone. Tutti uguali, qualcuno si comporta peggio, qualcuno meglio, ma siamo tutti a guardarci dai nostri balconi, e sappiamo esattamente cosa sta pensando l’altro.
Da un lato mi atterrisce l’idea di un intero Paese, di un intero continente, di un intero mondo, fermo alla finestra. Come è potuto succedere? Poco fa tutti si muovevano, le strade erano gremite, tutto girava senza sosta, troppo veloce per qualcuno, non abbastanza svelto per altri, ora siamo tutti immobili, che aspettiamo, siamo tutti deboli. Come dicevo, anche solo l’idea è diventata difficile da comprendere, difficile da mandare giù, finiremo nei libri di storia, dicono, a me piacerebbe solo tornare tra i libri, ma in biblioteca.
Da un altro lato questa questione ha un altro punto di vista, uno che invece può farci stare meglio. Siamo tutti sulla stessa barca, siamo tutti insieme, pur essendo ognuno nella propria cucina. Tutti condividiamo queste sensazioni. E viviamo in un tempo in cui possiamo scambiarci qualsiasi cosa pur non potendoci passare delle vere fotografie, possiamo continuare a vivere insieme senza farci fisicamente compagnia.
La svolta è che siamo in grado di diventare amici anche senza esserci mai incontrati e, lo dico per esperienza e anche voi probabilmente lo sapete, anche se sembra difficile non lo è. Ci si stupisce a realizzare quanto sia semplice affezionarsi alle persone in queste condizioni. Se ci riflettete ci sono strade che è impossibile che si incontrino, chissà quante altre persone con cui condividiamo qualcosa non conosceremo mai. Quando capita sembra totalmente casuale ma assolutamente poco superficiale.
Il popolo del tuider è un esempio.
Improvvisamente ci siamo ritrovati senza l’impegno che ha unito tutti noi dall’inizio. Era necessario annullarlo, lo sappiamo da settimane, perlomeno noi. Lasciando da parte le tempistiche e le modalità con cui tutto ciò è stato comunicato al mondo, la Formula 1 si è fermata a tempo indeterminato. Fa paura, eravamo sopravvissuti a una pausa invernale troppo lunga ed ecco che ne inizia un’altra, dai confini più incerti.
Ma non c’è niente che una coalizione ben assortita di individui del tuider non possa risolvere, questo l’ho imparato piano piano e ora ne sono convinta appieno.
Quindi è così che improvvisamente, dalla prospettiva di un altro fine settimana insensato, senza nient’altro che le nostre pareti di casa, senza auto, senza pista, senza strategie sbagliate e commenti simpatici, ci siamo ritrovati all’ora di pranzo di domenica ad aspettare qualcosa, ad essere di nuovo contenti ed entusiasti.
C’è quella cosa che qualcuno dice, che a volte sembra molto vera e a volte molto falsa, che si riferisce al capovolgere le situazioni negative o a fare le limonate con i limoni che sono rimasti, quella cosa lì.
Questa volta era più vera che mai: avevamo un pomeriggio privo di qualsiasi consistenza come quelli precedenti, due persone hanno fatto sì che si trasformasse in una delle domeniche più divertenti degli ultimi mesi. Di sicuro ci sono stati gran premi di Formula 1 negli ultimi anni molto meno entusiasmanti del loro meraviglioso gran premio della quarantena e sicuramente nessuno di quelli “veri” ci ha resi neanche lontanamente così coinvolti. Chi ha partecipato e chi ha solo tifato, chi si è occupato della telecronaca e chi dell’organizzazione, anche mettendosi solo a disposizione per aiutare, senza poter prendere parte alla gara, tutti eravamo insieme, non c’erano posti a bordo pista, solo sul divano, che è la cosa che per noi è sempre stata la felicità.
Vorrei dire una cosa. Niente è dovuto, mai. Non è che qualcuno ha il dovere di farci stare meglio, di renderci le giornate più piacevoli. È che qui quel qualcuno questa volta ha voluto farlo. E secondo me, quando la situazione è così poco lineare e le giornate così vacue, fa tutta la differenza del mondo; ci sono questi due che hanno fatto tutta la differenza del mondo per un giorno. Non si può sminuire.
Il fatto che, tra qualche mese, quando magari questo dovere di isolarsi non sarà più necessario e torneremo nel mondo, avremo qualcosa di nuovo da ricordare e di cui volere parlare ancora e ancora, di questi tempi non è affatto banale.
Che siano state gare entusiasmanti con fasi e giri di qualifica estremamente concitati e piloti veramente sul pezzo impreziosisce ancora di più il tutto. E se poi ci mettiamo anche piloti criminali che si girano da soli in gara e che buttano se stessi e gli altri fuori senza un’apparente motivazione, quarti posti maledetti (o così dice chi ci si trovava) e penalità immeritate, allora abbiamo avuto un vero e proprio weekend di gara, senza se e senza ma.
E la verità, realizzandolo adesso più che mai, è che nei weekend di gara, con gli amici del tuider, non si può essere in alcun modo isolati.

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