F1otografia

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Per chi non l’avesse ancora capito ho due passioni: il motorsport, in particolare la Formula 1, e la fotografia.

Entrambe passioni, come praticamente capita a tutti, che risalgono agli anni della mia infanzia, quando la domenica guardavo i GP con mio papà e mio fratello (erano i tempi della Rai con gli indimenticabili Poltronieri e Zermiani) e di tanto in tanto ‘aiutavo’ mio padre in camera oscura a sviluppare le sue foto B/N.

Premesso questo, forse vi è un po’ più facile capire cosa rappresenti per me vivere un weekend di gare in autodromo.

Potreste però ancora chiedervi perché mi sia messo a scrivere tutto ciò.
Ebbene, come forse qualcuno già sa, lo scorso sabato mattina ho vissuto qualcosa di indimenticabile e soprattutto inaspettato, qualcosa che ha collegato me direttamente a un pilota di F1 (e che pilota!), un pilota di F1 che guida non la McLaren o la Williams che tanto mi hanno fatto soffrire da piccolo prima, da ragazzo poi, ma addirittura la Ferrari (si capisce che tifo Ferrari, si?). Oltretutto, mica in un GP qualsiasi, no, in quello d’Italia, su quella fantastica pista che è Monza.

Un collegamento reso possibile da un attimo durato 1/125 di secondo che ho avuto il c…, pardon, la fortuna di fissare per sempre con la mia cara e vecchia reflex.
La foto in questione è l’ultima di una sequenza di scatti che ho voluto felicemente postare su Twitter la sera stessa, prendendomi la briga, nonostante fosse tardi e avessi già puntato la sveglia presto per l’indomani, di accendere apposta il portatile pur di scaricarle subito. Dopo averla vista sul display della reflex al mattino, dovevo vederla a tutto schermo quella foto, altrimenti non sarei riuscito ad addormentarmi. Sono fatto così!

Passata la notte (e quelle 6 ore scarse di sonno), arrivato nell’autodromo, aspettando in fan zone degli amici che stavano arrivando di li a poco, col telefonino tra le mani ho deciso di scrivere un altro post su Twitter perché sentivo di dover esprimere il mio stato d’animo in quel preciso momento.

In giro nei circuiti ci sono centinaia di fotoamatori, ognuno scatta migliaia di foto.
Beh, oltre a composizioni più o meno interessanti, oltre a imparare o affinare tecniche particolari, tutti noi cerchiamo prima di tutto di cogliere un momento particolare che renda unica una nostra foto, differenziandola tra le altre migliaia (che sono più o meno sempre tutte uguali). Farlo da un prato o da una tribuna non è semplice.
Io ci ero riuscito. Lo sapevo. Ed ero anche soddisfatto già così. Molto soddisfatto.

Quello che ancora non so, ma tanto è indifferente, è quale dei miei due tweet sia arrivato all’attenzione di Charles Leclerc. Ma chissene! Charles ha usato una mia foto (che tra l’altro è delle quattro quella col fuoco meno preciso) per scrivere il suo post del giorno, a poche ore dalle qualifiche, e pubblicarlo sui suoi profili social.
È questo quello che non avrei mai immaginato accadesse. Sapevo che Charles interagisse coi suoi follower, cuorando e/o rispondendo a qualche ‘comune mortale’…
Ma pubblicare la foto di un perfetto signor nessuno è un filo diverso. 9 su 10 di voi, che pazientemente ancora continuano a leggere il post di questo fanatico, staranno pensando ‘mamma mia che palle, vieni al sodo’. Ok, ci arrivo.

Da sabato mattina in poi, e soprattutto mentre guidavo lunedì dopo il GP, negli 800 km che mi separavano da casa, i pensieri hanno continuato a frullarmi in testa ben più veloci della mia media in autostrada.
Perché dietro una piccola cosa, perché questa è in fondo una piccola cosa (anche se mi ha emozionato come poche altre), ce ne sono tante, tante altre; e ognuna é un piccolo sacrificio che si fa solo e soltanto quando c’è la Passione.

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Si comincia anche un anno prima a pianificare le tappe, organizzarsi le ferie col capo, cercare una sistemazione, comprare i biglietti.
Ecco, comprare i biglietti poi, per chi come me non conosce i circuiti come le sue tasche, anche lasciando stare l’aspetto economico, è un impegno stressante: quale sarà la tribuna adatta per fare foto, possibilmente senza reti davanti (o altri oggetti estranei tipo i chioschi a Spa, ogni riferimento è puramente voluto), dove potersi alzare in piedi senza coprire la visuale a nessuno dietro di me, facendosi domande del tipo ‘tribuna coperta o scoperta?’ oppure ‘e se fosse meglio il biglietto prato?’.
E scattano le indagini, le telefonate e/o i messaggi ai guru delle piste che grazie ai social tipo Twitter si ha la fortuna di poter conoscere (e qui non posso non citare e ringraziare Beppe Magni e Marco Ragni).
Così poi finalmente prendi il biglietto e segni sul calendario i giorni che mancano all’evento.

Nel mentre c’è da preparare l’attrezzatura. Ce la farò con le batterie, le memory card? E se comprassi un obiettivo nuovo, un monopiede, un battery grip ecc. ecc.
E vai con altre spese (non da poco), per quello che non è mica un lavoro!
Poi finalmente arriva il giovedì prima della corsa. Ed è tutto in funzione del fotografare. Studiare i parcheggi, la strada, mettere la sveglia all’ora giusta in modo da arrivare in circuito prima degli altri. Perché non potendo accedere alle zone buone, quelle dove solo gli invidiati fotografi accreditati possono stare, è fondamentale trovarsi il buco giusto nella rete prima di chiunque altro.
E allora passi i controlli ai cancelli, col tuo zainetto (un impermeabile, due panini e due bottigliette d’acqua che non berrai per non dover andare a fare pipì… che stando da soli il posto buono una volta conquistato non lo si può lasciare nemmeno per un bisogno fisiologico), con pure la tua borsa a tracolla piena di preziosi e pesanti pezzi di ottica ed elettronica, senza affatto passeggiare perché anche se è venerdì e in giro c’è meno gente che al sabato e alla domenica pure quelli con biglietto tribuna te li ritrovi in giro per il prato.

Bene, ora ci sei. Hai trovato il posto, quello buono, quello per cui hai chiesto informazioni a destra e a manca. Non c’è che da aspettare.
Ma sono solo le 8:45 e le F1 arrivano alle 11:00. Aspetti; menomale che non c’è solo la F1 e un modo per scaldarti, come un calciatore prima di scendere in campo, lo trovi con le Formule ‘minori’.
Poi piove, e tiri fuori l’impermeabile; ma non basta perché poi il meteo peggiora, ci vuole l’ombrello. Ok, ti dici ‘troviamo un modo per scattare lo stesso tenendo reflex e ombrello tra le mani come fossero un tutt’uno. Lo trovi, funziona (o almeno ti convinci che funzioni) e continui imperterrito. Nemmeno la pioggia ti può fermare ormai.
Scatti a raffica e le macchine passano una dopo l’altra così veloci che non hai tempo nemmeno di controllare i risultati sul display. Non ti vuoi perdere nemmeno un passaggio di nessun pilota.
Ma finalmente le condizioni migliorano, la pista si asciuga, hai tempo di chiudere l’ombrello, togliere l’impermeabile e tirare uno snack fuori dallo zaino.
Ma sul maxischermo vedi tutti ripartire dai box; hanno messo le slick anche se la pista è ancora piuttosto umida. Accendi di nuovo la reflex e non molto prima che la sessione si chiuda, finalmente la magia si realizza.
Il resto lo sapete già.

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Persino a me è sembrata solo una foto fortunata; invece più rifletto su quello che ho fatto per arrivare a fare questa foto, più mi convinco che ci sia anche qualcos’altro.

Ancora ora, e non me ne vergogno, mi scappa la lacrima solo a ripensarci.
Grazie Charles. Grazie.

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