Giroveloce.it goes to Monzywood

Se non avete capito il riferimento nel titolo fatevi una cultura musicale, ma vengo incontro alla vostra ignoranza dicendovi che Monzywood sta per Monza, Autodromo Nazionale di.

In realtà a Monza non ci è andata tutta la redazione di Giroveloce.it, sarebbe stato complicato dal punto di vista logistico far muovere tutte le 1927 persone che contribuiscono al blog, quindi ci è andato solo Mauro, per essere sicuri di fare brutta figura. Mauro sarei io, brutte figure garantite dal 1993.

A Monza a fare cosa?

Beh il parco di Monza è bello, per carità, però a me piacciono le cose che fanno rumore, quindi ho seguito le gare del campionato europeo di Formula 3. Il weekend di gare prevedeva anche la Formula 4 francese che speravo di seguire un po’ meglio ma il confronto con la Formula 3 era, non certo per colpa della Formula 4, abbastanza impietoso.

Correvano anche il WTCC e l’ETCC, ovvero il campionato mondiale e il campionato europeo turismo, ma “le macchine col baule” io le vedo meglio a fare la spesa che in circuito, quindi ho seguito poco anche questi campionati, e quando ho visto gli highlights delle gare mi sono pentito di non averle seguite meglio. Però il sound della macchine turismo è meraviglioso, quindi bastava solo il senso dell’udito per stamparmi in faccia un sorrisone che avrebbe reso orgoglioso Daniel Ricciardo.

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La mia guida spirituale

Prima di iniziare il resoconto devo ringraziare chi mi ha fatto da balia per tutto il weekend, una persona che era molto più esperta di me in queste cose. Grazie Marco, ho cercato di imparare quanto più possibile da te, non meritavi di essere umiliato al simulatore.

Il primo impatto

Arrivo nel paddock e Marco si rivela subito essere uno con gli agganci giusti, tempo 5 minuti e sono già in pitlane passando per il box del team Prema. Commentare tutto ciò con “WOW” è riduttivo e probabilmente coperto dal copyright di Marc Gené, ma non mi viene in mente un altro modo per descrivere la situazione. Saranno le 11, prima delle 12 non sono in programma prove in pista, è ancora tutto in allestimento, le sensazioni sono le stesse di una vigilia di Natale di quando sei bambino, e come se tutto questo non bastasse la notte ha diluviato e l’aria è fresca e pulitissima.

Se il Paradiso esiste davvero io l’ho visto in pitlane la mattina del 28 aprile a Monza.

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I pilotini

Mentre ero nella corsia dei box c’è stata anche la “foto di classe” dei giovanissimi protagonisti della Formula 3 europea. Quello che mi ha fatto più impressione quando li ho visti in posa è stato vedere quanto siano giovani, l’età media in Formula 3 quest’anno è di 19.2 anni, arrotondando per eccesso l’età dei piloti. Poi li ho visti in pista, mi ha fatto impressione quanto vadano veloce dentro delle macchine poco più grandi di un go kart. Li ho visti allenarsi prima di salire in macchina, mi ha fatto impressione quanto siano atletici nel fare esercizi che se avessi provato a fare io mi avrebbero recuperato con un cucchiaino. Li ho ascoltati nelle interviste, mi ha fatto impressione quanto siano professionali nelle dichiarazioni.

Io non sono un tipo che si impressiona facilmente, credetemi, per esempio quando ho visto l’asfalto non sono rimasto impressionato da quanto fosse nero, ma che fosse grigio.

Seriamente, bisogna vederli dal vero per capire che ormai siano piloti già fatti e finiti, certo con ancora tantissime cose da imparare ma l’impostazione del pilota professionista c’è già tutta. E che tutto questo fa impressione l’ho già detto.

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Ci sono un paio di piloti però che meritano un ragionamento a parte per diversi motivi: Mick Schumacher e Lando Norris.

Mick Schumacher

Mick Schumacher è il figlio di Michael Schumacher, e questo ha senso. Quello che non ha senso è invece la pressione mediatica che è costretto a sopportare durante il weekend, come se non fosse già impegnativo essere un rookie in Formula 3 e figlio di un 7 volte campione del mondo di Formula 1. Il retro box del team Prema era l’unico “recintato” e l’unico costretto a lasciare le porte chiuse, proprio a causa delle decine di appassionati che si appostavano in attesa della comparsa di Mick per strappargli un selfie e un autografo, costringendo Mick a muoversi per il paddock di corsa o addirittura con un monopattino elettrico.

Ma Mick aveva un alleato importante: Maximilian Gunther. Gunther è un compagno di squadra di Mick in Prema, è tedesco come lui, è biondo come lui, ha un cappello bianco come lui, al primo sguardo è lui. Quindi sì, tantissima, troppa gente si è fatta foto con Maximilian Gunther convinta fosse Mick Schumacher. Finché al terzo giorno di tutta questa attenzione mediatica inaspettata, Maximilian ha iniziato a capirne il motivo, e alle persone che volevano farsi una foto con lui diceva “ok per la foto, ma io non sono Mick Schumacher”.

In pista Mick si è comportato molto bene questo weekend, lo testimonia il primo podio assoluto in Gara 2 e la sua presenza fissa in quello riservato ai rookie in tutte le 3 gare in programma a Monza. Sbaglia poco e chi ci lavora assieme dice sia molto determinato e professionale nonostante i 18 anni appena compiuti e la faccia che ne dimostra ancora meno. La stoffa del campione sembra esserci tutta, vediamo di non strapparla però pretendendo tutto subito.

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Lando Norris

“Lando Norris segnatevelo” è il tormentone di Marco dall’anno scorso, cioè da quando Norris vinceva qualsiasi cosa nella quale correva, dalla Formula Renault 2.0 alle corse coi sacchi. Marco come al solito ci ha visto giusto, come ci ha visto giusto la McLaren che l’ha inserito nel suo Junior team all’inizio di questa stagione.

Lando fa paura, in pista e fuori, anche se è solo un ragazzino. Anzi, fa paura proprio perché la carta d’identità lo certifica come tale. Cognome: Norris, Nome: Lando, Nato il: 13-11-1999, Segni particolari: L’occhio della tigre. L’occhio della tigre lo vedi subito, è quasi inquietante in quel viso ancora da bambino. Lo vedi quando arriva in sala stampa dopo aver concluso il weekend con una vittoria e due secondi posti che lo proiettano al secondo posto in campionato ad un solo punto dal leader. Lando non ci sta, Lando sa che sarebbero state 3 vittorie su 3 se solo riuscisse a capire come partire bene con queste macchine.

Venerdì pomeriggio subito dopo la prima sessione di qualifica ho avuto la fortuna di assistere all’intervista che Marco ha fatto a Lando. Non avevo mai assistito ad un’intervista fatta come si deve ad un pilota professionista. Sarà stato questo, sarà stato che Marco ci sa fare, ma me la sono gustata tutta, dalla prima all’ultima parola. Lando era ancora relativamente tranquillo, l’occhio della tigre nello sguardo c’era e non c’era, mentre nelle parole c’era tutto. Ad un certo punto dell’intervista Marco introduce una domanda a Lando più o meno così: “l’anno scorso hai conquistato un numero impressionante di pole position, 12 se non vado errato…”. Lando l’ha subito interrotto perché la statistica secondo lui non era corretta, mancava un pezzo fondamentale: “12 pole position, DI FILA”. Precisando che quel numero impressionante di pole teneva conto di solo quelle conquistate di fila Lando Norris ha vinto un mondiale di Formula 1, il 28 aprile 2017, correndo in Formula 3.

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Il posto più bello del mondo

Ho “vissuto” nel paddock di Monza per tre giorni, tra macchine da corsa, piloti, meccanici e hospitality della Honda, che non saprà fare le Power Unit ma sa come far mangiare bene i suoi ospiti, e anche gli imbucati come me. Girando per il paddock ho capito che se vuoi entrare dove non potresti devi fare così: entri, sorridi, saluti. L’ostentare sicurezza in modo educato potrebbe rivelarsi il pass più potente del mondo. Non garantisco che questo metodo funzioni anche al Billionaire, però voi se volete provateci, poi in caso fatemi sapere.

Se si è fortunati e un po’ intraprendenti si possono anche scambiare quattro chiacchiere con delle persone interessanti, come piloti, giornalisti o meccanici. I meccanici sono quelli che se beccati nel momento giusto danno le maggiori soddisfazioni. Loro sono i primi ad arrivare in circuito e gli ultimi ad andarsene, dal primo all’ultimo giorno di gara. Il loro è un lavoraccio, certo li vedi che sono soddisfatti e realizzati quando lavorano, ma allo stesso tempo vorrebbero degli orari più umani. Perché puoi fare il lavoro più bello del mondo ma lavorare 12 ore al giorno stresserebbe chiunque. Con così tante ore a contatto con macchine e piloti però devi per forza amare il mondo delle corse, quindi le discussioni che vengono a svilupparsi sono sempre interessanti.

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Poi ci sono gli inglesi, gli inglesi sono spettacolari.

Il clan degli inglesi

Il motorsport nasce nel Regno Unito, e se non è sport nazionale poco ci manca. La cultura delle corse che hanno loro non ce l’ha nessuno, i loro campionati nazionali per partecipanti, professionalità e spettatori potrebbero tranquillamente essere dei campionati mondiali. Nel paddock gli inglesi si conoscono tutti, sono tutti amici di tutti. I circuiti in giro per il mondo saranno sempre una colonia inglese, comandano loro.

Però io gli inglesi me li ricordavo poco loquaci, a Monza invece ad una domanda fornivano risposte per quattro. Non fanno niente per nascondere la loro passione infinita, anzi tentano di coinvolgerti il più possibile, e tutto questo io l’ho trovato meraviglioso.

Un piccolo esempio: venerdì pomeriggio ho seguito la prima sessione di qualifica della Formula 3 dalla tribuna della variante Ascari (per me è la tribuna migliore del circuito, considerando che si vedono 3 curve delle 12 totali). Vedo davanti a me uno strano personaggio con cronometro e blocco degli appunti, mi avvicino e chiedo cosa stia facendo, in inglese perfetto ovviamente, perché il 6 alle superiori mica me l’hanno dato per sbaglio eh. Alla mia domanda “Scusa, cosa stai facendo?” lui ha risposto così “Sto cronometrando i tempi di percorrenza della Ascari dei vari piloti. Vedi il segno arancione sul guard rail? Io inizio a cronometrare da quando le macchine ci passano davanti, e fermo il cronometro alla fine del cordolo in uscita. Però il cronometro non è sempre affidabile perché le differenze sono di pochi decimi tra un pilota e un altro, pochi decimi però puoi toglierli o aggiungerli tu perché non premerai mai sempre allo stesso momento per ogni pilota. Quindi bisogna prendere tante volte il tempo di tanti piloti e soprattutto guardare anche come usano i cordoli. Tipo ora guarda Norris (cronometra la percorrenza). Hai visto come ha tagliato bene sul cordolo in entrata senza scomporsi in quello in uscita? Anche il tempo è molto buono, 3.67, il migliore per adesso è Ilott con 3.52, ma lui ha una traiettoria un po’ diversa, gira più pulito, facci caso la prossima volta che passa.” Neanche tempo di finire la frase e passa Ilott e lui continua “Hai visto come taglia molto meno sul cordolo? Nonostante sia meno aggressivo questo era comunque un buon passaggio.”

Io gli avevo solo chiesto cosa stesse facendo, il resto l’ha fatto tutto da solo, e fidatevi che ho riportato un decimo di quello che ci siamo detti. Incuriosito alla fine gli chiedo se lavorasse per un team o qualcosa del genere la sua risposta è stata “Lavoravo per il team Threebond fino all’anno scorso, quest’anno purtroppo non corriamo in Formula 3 perché non abbiamo trovato dei piloti. Sono qui con la FIA adesso, (non ho ben capito a fare cosa, ha parlato di camion della FIA e l’ho visto entrare e uscire da lì per tutto il weekend ma il suo ruolo mi è ancora sconosciuto, potrebbe benissimo esserne l’autista per quel che ne so) raccolgo questi dati solo per passione, se qualcuno me li chiede bene, sono felice di dare una mano, ma nessuno mi paga per farlo.”

“Raccolgo questi dati solo per passione.” Gli inglesi o li adori o hai sbagliato sport.

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La grande depressione

Tutto molto bello, tranne quando finisce. Vedere lo smantellamento di un box alla fine di un weekend di gara mette una malinconia che pensavo di non provare mai nella vita. Poi quando ti svegli il lunedì mattina consapevole che quel giorno non vedrai piloti e macchine da corsa ti sale una tristezza infinita. Quello che ha detto “Non piangere perché una cosa finisce, ma sorridi perché è accaduta” non è mai stato in un circuito tutto un weekend, certe cose dovrebbero non finire mai.

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Conclusioni

Il divano è comodo, ci mancherebbe, ma nessuno sarebbe così scemo da preferirlo ad una gara vista dal vivo. Se avete l’opportunità di andare in circuito fatelo, non pensate ai soldi che spenderete, al tempo che perderete o alle gare in TV che non potrete vedere, l’odore di benzina misto a quello di gomme vale mille volte questi investimenti.

 

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