Ich liebe dich

Questo articolo è una dichiarazione d’amore per il motorsport.

In fin dei conti motorsport ed amore hanno delle similitudini. Sono entrambi irrazionali e ti ci fiondi dentro senza che qualcuno te lo imponga. Sappiamo bene cos’è il motorsport. Ma, come canta Vinicio Capossela, che coss’è l’amor? La risposta la trovate alla fine.

Ma andiamo con ordine.

Se si esclude l’ePrix di Roma nell’ultimo anno non ho praticamente trovato il tempo per dedicarmi a questo mondo fantastico. Troppi impegni personali. Ora che sono tornato ad essere padrone del mio tempo libero in maniera più autoritaria mi son chiesto “perché non vado ad Hockenheim per vedermi la finale di Formula 3 e DTM?”. Decisione presa a fine settembre, dopo il weekend di gare al Red Bull Ring. Biglietti da comprare ce ne sono ancora, anche se non ovunque. Riesco a trovare degli ottimi biglietti in uno dei punti più belli (a mio modo di vedere) del circuito: la Innentribune. Per essere più chiari, si tratta delle tribune situate all’ingresso del leggendario Motodrome di Hockenheim. Riesco a trovare un posto all’altezza della Sachskurve (anche soprannominata dal sottoscritto “curva Vettel” per questioni che non vorrei ricordare). Biglietto per tutto il weekend 45€, onestissimo. Biglietto per l’accesso al paddock (senza è inutile proprio andarci) 25€, regalato. Costo totale 70€ che per un evento del genere è un gran prezzo. Ma avevo già imparato un anno fa quanto fosse “pop” il DTM. Soprattutto nei prezzi. Trovo una stanza in un appartamento a 15 minuti dal circuito (niente amici da cui scroccare a questo giro) e mi faccio forza a fare 340 km ad andare e 340 km a tornare. In auto. Da solo. Odio viaggiare a lungo da solo, odio fare cose da solo. Ma, tornando all’introduzione, non è proprio l’amore che a volte ci spinge a fare cose che altrimenti non faremmo?

“Ma che coss’è l’amor?” Ve lo dico dopo.

Il venerdì (come di consuetudine dalle mie parti) si smonta presto dall’ufficio. Riesco a mettermi in macchina alle 16:30 direzione “Stanza AirBnb vicino Hockenheim”. Ero partito che Google mi indicava 3 ore e 40 minuti traffico incluso. Arrivo dopo 4 ore e mezza. Il traffico che si può trovare sulla A8 Monaco – Stoccarda è delirante. Raggiunta finalmente la stanza fittata dall’ottimo Tobias (che mi offre cena e birra, che sia lodato) vado a dormire alle 22. Odio andare a letto presto, ma amo il motorsport.
Sveglia alle 8, la prima gara di F3 inizia alle 10, ma dopo il Norisring mi è rimasto il trauma delle fine interminabili e del circuito introvabile. Hockenheim però non è il Norisring. Per niente. La pista è una pista vera e l’organizzazione non è da sagra di paese. Il circuito è indicato un po’ ovunque ed il parcheggio (gratuito) ti lascia davanti la mitica foresta. Sono le 9:15 e stanno girando le GT4. Hai davanti l’immensa foresta di Hockenheim, senti il rombo dei motori e non puoi non pensare alla buonanima del vecchio circuito con quei rettilinei infiniti tra gli alberi. Devo ancora entrare nel circuito e già sono posseduto dalle emozioni.

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Nonostante il largo anticipo col quale sono arrivato, inizio a temere di non arrivare (nemmeno questa volta) in tempo per la partenza della F3. La distanza del parcheggio dal circuito mi porta a camminare più di 20 minuti a passo veloce. Sembrava quasi di stare a Monza. Arrivo finalmente ai cancelli della mia tribuna e noto con immenso stupore che non ci sono file e che il controllo borse viene fatto ad ogni tribuna da due persone, non da due persone per tutto il circuito come fu al Norisring. Ma a me non interessa perché come al solito ho i mitici bermuda con tasconi, senza di loro in un circuito non ci metto più piede. Finalmente rivedo l’efficienza teutonica, anche in circuito. Salgo in tribuna poco prima delle 10 e la vista di tutto il Motodrome da sopra è qualcosa di sensazionale.

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Le tribune di Hockenheim sono delle tribune vere. Niente tubi innocenti. Da fuori sembrano le tribune di uno stadio da calcio. Mi trovo esattamente dove speravo di essere: ho di fronte a me la curva veloce che porta dentro il Motodrome e siedo proprio sopra la via di fuga della Sachskurve, in pratica dove Vettel ha… vabbè si dai andiamo avanti.

La gara 1 di F3 termina con Mick che deve rimandare la festa dopo un contatto che condiziona la sua gara ed io approfitto delle 3 ore di libertà fino alla partenza di gara 1 del DTM. Inizia il giro del paddock. Ci sono i soliti food truck, ci sono i box della GT4 tedesca, ci sono i box del Tourenwagen Classics…

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…ed ovviamente il paddock del DTM e della Formula 3. Uno di fronte l’altro, divisi da una striscia d’asfalto larga pochi metri, una sorta di corridoio.

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Incontro Marco Matassa (per chi non sapesse chi sia, è l’ex ingegnere di Sainz ai tempi della Toro Rosso, ora segue i piloti della Ferrari Driver Academy che guidano in Prema). Gli chiedo una foto e proprio nel momento in cui ci fermiamo un carrello pieno di ruote lo investe in pieno. Lui dolorante e zoppicante si lascia andare a esclamazioni irripetibili per poi tornare sorridente (ma dolorante) e dirmi “per questa foto non ti dimenticherò mai”. Segue foto.

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Inizio a girare avanti e indietro per capire un po’ come sono disposti i team, come al Norisring c’è la possibilità di vedere i box delle diverse case del DTM attraverso delle vetrine, c’è in più una terrazza (inaccessibile durante le gare) per vedere la corsia box dall’alto. Inizio a temere di annoiarmi, essendo tutte cose fatte già l’anno scorso. Inizio a pensare “si ok, ma tutte queste foto le hai fatte già”. Ed era solo sabato mattina. Proprio mentre sto pensando tutto ciò ecco arrivare il messaggio che cambia il weekend. “Ciao, sei nel paddock?”. Il messaggio arriva da quelli che ora chiamerò “cuggini in Prema”. Ragazzi simpaticissimi che già al Norirsring mi hanno fatto fare un giro dentro il box Prema e che mi hanno spiegato molte cose delle categorie che seguono. Mi incontro con loro per una veloce chiacchierata poco prima di gara 1 del DTM con la promessa “di fare un giro assieme” nel pomeriggio.
Torno in tribuna per il DTM. Parentesi metereologica: quando ho comprato i biglietti ho seriamente temuto di fare un weekend sotto la pioggia, trattandosi di metà ottobre in Germania. Dopo poche ore in giro per il circuito la pioggia me la sono quasi augurata per temperature tutto il tempo sopra i 30 gradi. Sembrava agosto. Finisce la (spettacolare) gara del DTM con un campionato da decidere all’ultimissima gara e torno di nuovo a zonzo per il paddock, cercando di capire che aria tira dal lato DTM del “corridoio” di cui sopra, faccio un giro della terrazza di cui ho accennato prima, perdo il tempo che separa gara 1 DTM dalla gara 2 della F3. Arriva finalmente il momento dell’ultima gara della giornata che mi interessa seguire. Mick chiude il discorso e si laurea campione europeo di F3 grazie anche ad un pessimo piazzamento di un Ticktum già con la testa all’anno prossimo. Dalle tribune arriva una standing ovation per un ragazzo che è entrato inevitabilmente nel cuore dei più, se non di tutti. E sono brividi. Mick Schumacher non è più seguito da un gruppo di mezzi-mitomani “tifosi del papà”. Mick Schumacher ha tutto d’un tratto un seguito di tifosi, attorno al box Prema c’è il delirio, c’è anche un gruppo di fan arrivati dall’Ungheria (hanno fatto più casino loro che tutto il resto del paddock messo assieme, per tutto il weekend).

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Ho il privilegio di assistere al post-gara dall’interno del box. Se non avessi saputo che Mick Schumacher aveva appena vinto il suo primo titolo su una Formula, non me ne sarei accorto. Fuori c’era il deliro, persone che urlavano e lo acclamavamo. Dietro nel retro-box c’era un tavolo con una bottiglia di champagne, mamma Corinna (vederla accompagnare il figlio è occasione più che rara, ma era immaginabile che questo weekend ci sarebbe stata) più un gruppo di persone non meglio identificate, dei parenti sparsi, pare. Una scena che ad un occhio poco attento può sembrare di gran mestizia, invece è la scena che ti illumina, che ti fa capire che “Schumacher” lo nasci, non lo diventi. Una bottiglia di champagne, un brindisi, qualche parente commosso che si asciuga le lacrime ed un ringraziamento sentito al team. Essere Schumacher significa essere umili, low-profile e tanta, tanta discrezione. Nessuno striscione o mega-poster con sopra scritto “FIA F3 Champion”, nessun festeggiamento roboante.

Una bottiglia di champagne.

Foto di questi momenti non ne troverete perché questo modo di essere così composti e pacati, questa ricerca di intimità vanno solo accettati e rispettati. Mick Schumacher ha finalmente sgombrato la mente da pressioni enormi che vengono dall’esterno. Lo ha fatto non solo grazie alla sua famiglia, ma anche grazie ad una manager molto premurosa che protegge Mick come fosse suo figlio ed anche grazie ad un team come Prema che più che un team sembra una grande famiglia. Sembrano parole fatte, ma non è così. Visto con i miei occhi. Mick è un ragazzo solare ed aperto solo con le persone che ha attorno e di cui si fida, con gli estranei è la persona più timida ed introversa che abbia mai visto. Speriamo che questa cosa non diventi un’arma a doppio taglio nelle prossime stagioni, nelle quali il gruppo di estranei attorno a lui aumenterà esponenzialmente.

Si è fatto tardi, sta calando il buio ed io devo ritrovare la via per il parcheggio. Saluto i miei “cuggini” che mi dicono “domani vieni da noi mezz’ora prima di gara 3”. Riesco a ritrovare l’auto negli sterminati prati soltanto premendo il telecomando dell’antifurto ripetutamente, finché non vedo lampeggiare le luci del mio bolide a tre cilindri.
Questa volta la sveglia la metto alle 7. Odio la sveglia il weekend, odio mettere la sveglia così presto anche durante la settimana. Ma amo il motorsport e domani si prospetta un’altra giornata memorabile e non posso far tardi.

“Ma che cos’è l’amore?” Ho detto che ve lo dico dopo.

Mi sveglio che fuori ancora è buio, raccatto tutta la roba. Non sono nemmeno le 8 e già sono pronto per tornare al circuito. Non mi resta che andare. Così ho anche il margine per fare colazione direttamente nel paddock. Così fu. Sono le 9 (mezz’ora d’anticipo) e sono già pronto all’appuntamento, esattamente come in “Sei un mito” degli 883:

“Appuntamento alle nove e mezza ma io

Per non fare tardi forse ho cannato da Dio

Alle nove sono già sotto casa tua”

Arrivano le fatidiche 9 e mezza del mattino, arrivano i miei “cuggini” che hanno una sorpresa per me: mi portano in pista per gara 3. Ero partito pensando che questo weekend non sarebbe mai stato come quello del Norisring (giri nei retro-box, biglietti per tribune regalati, apparizioni in diretta TV). Infatti è stato meglio.

È bello partire senza aspettative, perché poi alla fine non resti deluso, anzi.

Sono sulla griglia di partenza tra piloti, grid girls e altri addetti ai lavori. Sono nel box Mercedes del DTM accanto all’auto di Mortara a pochi metri dal muretto Prema. Guardo la gara dai monitor nei box, “proprio come fanno quelli in tivvù”. Sono lì come un “FIA Accredited” qualunque in mezzo ai meccanici e agli ingegneri. Altro che biglietto regalato per posto top in tribuna.

 

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“Si ma questa volta in TV non ci sei finito Gu!” E chi ve l’ha detto? Almeno tre volte.

Finisce gara 3 che si conclude più che bene per Prema con un’altra doppietta (Shwartzman – Schumacher) e con una tripletta in campionato di tutto rispetto: Team, Piloti e Rookie (Robert Shwartzman).

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Si torna tutti al paddock ed oramai entro ed esco dal box Prema con la disinvoltura di un navigato frequentatore dell’ambiente. Questa volta i festeggiamenti ci sono, ma non certo per mano della famiglia Schumacher. Per conto della più larga (e chiassosa) famiglia Prema. Ed io lì in mezzo a loro.

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Ri-saluto la compagnia e vado a prender posto per l’ultima gara del weekend: gara 2 del DTM. Quella decisiva per l’assegnazione del titolo con ancora tre piloti in corsa: Paffet, Rast e Di Resta. Esattamente in questo ordine finirà la classifica generale con un Di Resta che era arrivato in testa a questo appuntamento, ma che ad Hockenheim non ha mai brillato nel corso del weekend. Rast centra la sesta (!) vittoria di fila, non riuscendo comunque in un’impresa che sarebbe stata clamorosa. Torno al paddock per l’ennesima volta, giusto però per incontrare un paio di piloti DTM (Frijns ed Eriksson) e per ringraziare immensamente chi mi ha dato delle opportunità uniche per chi frequenta un circuito da semplice spettatore.

Durante tutto il weekend si è respirata un’aria particolare nel circuito, sia perché era “das Finale” (e come già detto in occasione del Norisring, il DTM per il tedesco medio è una liturgia), sia perché era l’ultima gara dopo 30 anni di Mercedes nel campionato (che lascia da vincitrice). È stata una sorta di grande festa d’addio. Ed in questa atmosfera da ultimo giorno di scuola lascio il circuito per affrontare nuovamente i 340 km di venerdì sera, ma nel senso opposto.

Me ne vado con delle domande alle quali solo il tempo risponderà:

Cosa ne sarà di questa Formula 3 dal 2019 ora che tutto cambierà? Per chi non lo sapesse l’attuale F3 Europea si fonde con la GP3 trasformandosi in F3 internazionale, mentre il DTM continuerà a fare una F3 tutta sua con le attuali monoposto. Oltre alla nuova F3 regionale e all’annunciata F3 Renault…

Riuscirò ad andare più in un circuito senza pretese, dopo tutto questo? L’unico step successivo possibile è che mi facciano salire su una monoposto e mi dicano “ok, ora corri!”. Tutto il resto rischia di essere una brutta copia di questo weekend.

Ora però devo rispondere a “quella” domanda: Che cos’è l’amore?

Questo è amore:

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Guardarsi negli occhi e dirsi tutto, senza aver detto una parola.

„Tschüß Corinna und Mick, sagt bitte dem Michael, dass wir ihn sehr vermissen.“
“Ciao Corinna e Mick, dite a Michael che ci manca tanto.”

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