Il motorsport sta benissimo ma non dobbiamo farlo ammalare

Questo weekend ero a Monza ad ustionarmi e a seguire il Blancpain GT, non necessariamente in questo ordine. Lontano delle contrapposizioni tra gente obiettiva e ferraristi, lontano dai nuovi Senna e dai piloti sopravvalutati, lontano dall’halo e dalle grafiche epilettiche ho rivisto la bellezza del Motorsport.

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Questo post non vuole essere una critica a come si stia evolvendo la Formula 1, la Formula 1 ha una resilienza piuttosto elevata, per quanto tu possa provare a rovinarla resterà sempre la Formula 1, inarrivabile, il top del top.

Sarebbe un vero peccato però lasciare nel dimenticatoio gli altri campionati, che non saranno blasonati come la Formula 1, non avranno macchine velocissime e sofisticatissime, ma hanno molto da offrire, soprattutto la possibilità di assistere ad un weekend di gara a prezzi estremamente accessibili: spesso la possibilità di entrare nel paddock è inclusa nel prezzo, altre volte è un surplus ad un prezzo comunque ridicolo. E per chi non lo sapesse il paddock è la parte migliore di un autodromo, sempre.

Andate in autodromo

Non importa cosa corra, se la Formula Nafta o il campionato mondiale di tricicli a scoppio, se potete andate in pista, anche a stomaco vuoto.

Arrivare alla mattina presto in autodromo, prima che inizino le gare e farsi un giro per il paddock vale più di tutti i 4K di Sky, per non parlare dei fucsiah. Si vedono cose meravigliose: i piloti che si mettono la tuta, che regolano gli specchietti della macchina, meccanici di squadre avversarie che ridono e scherzano tra di loro, i team manager che danno una mano ai meccanici. Sono tutte piccole cose che ti ricordano che il Motorsport è fatto soprattutto di uomini con una passione immensa per le corse che tu assorbi quasi per osmosi. Perché la Formula 1 enfatizza tutto, soprattutto gli aspetti negativi, e a volte sembra quasi costruita a tavolino, mentre basta scendere di pochi gradini la scala della notorietà di una serie per ritrovare una bellissima genuinità in ogni cosa.

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Poi ovvio, i piloti quando sono in pista sono tutti animali, dal bambino kartista 6enne all’amatore panzone 60enne, ma questo lo sapevamo già. Fuori dalla pista invece sono persone normalissime e, senza telecamere e microfoni pronti a registrare e ad analizzare ogni singola parola, alcuni sono anche estremamente loquaci e disponibili ad una battuta.

L’atmosfera

Il sound forse non è tutto nel Motorsport, ma diciamo che se hai delle macchine che suonano bene, che fanno un rumore pieno, ben distinguibile tra le varie tipologie di motore parti con un discreto vantaggio. Il Blancpain GT non è tra le categorie più seguite sia dai media che dagli appassionati e posso anche intuire le ragioni che ognuno può avere per non farlo…

Ma forse proprio questo è uno dei motivi principali che te lo fanno apprezzare dal vivo: parti senza preconcetti, non hai un team o un pilota da tifare ad ogni costo, arrivi in circuito e ti godi delle macchine bellissime e diversissime tra loro, che si muovono in curva, che si scompongono in frenata e che cantano divinamente. Dal V10 aspirato Audi al V6 biturbo Nissan, passando per l’inarrivabile V10 aspirato della “vecchia” Lamborghini Gallardo, le GT3 offrono sicuramente la migliore esperienza uditiva che il Motorsport moderno può offrire in questo momento, e scusate se è poco.

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Siamo davvero pronti a sacrificare tutto questo in nome di una presunta salvaguardia dell’ambiente? Facendo correre per qualche weekend all’anno delle vetture che inquinano meno di quelle che girano in quantità estremamente maggiore ogni santo giorno nelle nostre città?

Le alte sfere pensano che sì, ne valga la pena. Io penso che la salvaguardia dell’ambiente tocchi farla a noi nelle nostre piccole scelte quotidiane, non certamente ai piloti di auto da corsa, che durante la settimana sono comunque sicuro facciano la raccolta differenziata, a differenza di molti benpensanti che decidono le regole del gioco. Però comandano loro, quindi finché potete andate in autodromo ad ascoltare motori gridare orgogliosi “non c’è nessuno che suona meglio di me” e ad annusare l’odore di benzina misto a quello di gomme e freni. Perché presto avremo gli autodromi silenziosi e profumati, mentre le città saranno sempre più sommerse dallo smog, e forse solo allora qualcuno si renderà conto che il Motorsport green doveva essere un punto di arrivo e non di partenza.

La Formula E ha il sacrosanto diritto di esistere ed è un bene che esista, ma lei basta e avanza come svolta ecologica per il Motorsport.

Conclusioni

Concedersi un weekend in pista è un diritto e un dovere di ogni appassionato di Motorsport. Seguire serie meno complesse e blasonate della Formula 1 è un ottimo esercizio per comprendere meglio certe dinamiche che esistono in ogni categoria, ma che in certi ambienti sono più accessibili che in altri: è come fare esercizi più semplici per poi fare meglio quelli più complessi.
Oppure semplicemente per concedersi qualche ora lontano dalle polemiche, dai complotti, dalle tifoserie, e godersi delle macchine che girano in tondo, guardarle, ascoltarle, respirarle, amarle. Perché il Motorsport continuerà ad esistere solo finché ci saranno persone che lo seguono.

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