[INCHIESTA] Tutta la verità su #divanopoli: cos’è, dov’è, come debellarlo

“Ditemi la verità, vi prego, su #divanopoli”.

Il freddo raggio di luce che penetra nella nostra redazione taglia i riccioli del fumo di una sigaretta e illumina l’accorato appello di Ugo, l’ennesima anima persa nella rete, povero cristo in cerca di un posto, di una famiglia, di una piazza nella quale condividere aspettative, paure, trovare conforto.

Vuol capire cos’è ‘sto #divanopoli, come nasce, perchè esiste. Raccogliamo l’appello, facciamo chiarezza.

Genesi di #Divanopoli

Ore 2:50. Venerdì 24 marzo, capodanno. Con questi occhi abbiamo visto per la prima volta il Verbo, messo alla luce da @BriManuela e adottato in pochi istanti da tutti. Erano le prime prove libere del nuovo anno di Formula 1, c’era la gioia di ritrovarsi insieme di notte, come si faceva anni fa, anche se in un posto diverso stavolta… La grande Rete. C’era adrenalina a fiumi, aspettative e speranze, dubbi a pacchi, ma anche disagio. Mancava qualcosa, nella stagione più rock di sempre

(click per leggere la conversazione)

Dunque assenza social totale da parte di chi avrebbe dovuto garantire invece presenza, dopo aver invitato il pubblico, i #PazziDellaNotte, a condividere la sua. Prima mi organizzi la partita a calcetto, e poi ci fai giocare in nove. L’account di SkySportF1 era clamorosamente assente all’esordio del nuovo Campionato del Mondo di Formula 1 e la risposta comoda di Manuela non si è fatta attendere.

Dal suo divano lei c’era, e ha colto prontamente il nostro appello con un hashtag destinato alla Storia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Manu per una breve dichiarazione sul suo meraviglioso frutto. Queste le sue parole: “La verità VERA è che mi ero appena scolata una gran bella bottiglia di Chardonnay ed ero comodamente seduta sul mio divano… Ho avuto un sussulto… La creatività mi ha raggiunta… Dopo tangentopoli, vallettopoli, non restava che concentrarmi sullo scandalo divano…”. Era ‘mbriaga? Meravigliosamente, sì.

#Divanopoli. Geniale.

Cos’è #Divanopoli

Hashtag generazionale? Voce di protesta? Gruppo massonico? Una città? Stocazzo?

#Divanopoli è più che altro una risposta.

È l’etichetta autoironica che alcuni malati di motorsport han deciso di cucirsi addosso. Ché negli ultimi periodi, da che si era “tutti insieme sul divano”, qualcuno ha abbandonato il comodo ristoro lasciandoci gli altri, declassando idealmente chi segue le gare, togliendogli la voce, anzi peggio, facendolo sfogare di tanto in tanto, rispondendogli però supercazzole prematurate 2.0 del tipo “dal divano è facile criticarehh!!”. Quindi Ugo potrà dire la sua, siamo nel mondo social, ci mancherebbe, potrà fare critiche (che grande conquista!!!), lamentarsi (che grande conquista!!!), chiedere a Sky (o Rai) un servizio migliore, per poi essere trattato in ogni caso da persona superficiale, precipitosa e ignorante delle dinamiche celesti, invece che da appassionato di corse quale è. Del resto Ugo ha torto marcio: come si può migliorare un servizio che, a detta di chi lo organizza e distribuisce, “è il migliore possibile”?

Com’è possibile che su Sky Italia, “la casa dei motori”, che manda in scena “la stagione più rock di sempre”… Com’è possibile ad esempio che le gare Indycar partano in differita di un’ora, mentre sul canale dedicato alle quattro ruote girano in replica i Gran Premi del 2010? “Questione di diritti TV!” (cit.). E com’è possibile, lontani da casa, doversi rivolgere a streaming illegali perchè il mitico SkyGo non funge, o funge solo quando vuole? Com’è possibile leggere dagli account Twitter e Facebook di SkySport Italia perle di reminiscenza come “Jilles Villeneuve”… O vedere la foto di Romain Grosjean associata al nome “Jenson Button”?

Com’è possibile venire etichettati come precipitosi e inconsapevoli superficiali, quando in trasmissioni potenzialmente accattivanti come Race Anatomy invece di un’attenta analisi post-gara tocca sorbirsi le opinioni escatologiche di Francesco Mandelli? Francesco Mandelli?? Su Sky Uk si sono alternati i pareri di piloti, ex-piloti, di ingegneri, di Gary Anderson, Martin Brundle, Damon Hill, Paul Di Resta, Anthony Davidson. Noi abbiamo Mandelli. E quindi per definizione “il servizio migliore possibile”.

E sbagliamo a chiedere di più. Il povero, ottimo Matteo Bobbi, costretto ad esplicative piroette di ben 2 minuti cronometrati che nemmeno Billy Elliot ai primi passi… L’ingegner Mazzola che compare ogni non-si-sa-quanto a regalarci bagliori di luce… Entrambi poi ad eclissarsi nel costante, perenne, inutile buio di Francesco Mandelli.

Chi sarà mai tanto bravo a parlare di F1 quanto Mandelli? In quale dei peggiori bar di #Divanopoli non ne sanno più di Mandelli?

#Divanopoli è una città popolata da strani individui a dire il vero. Diverse personalità, competenze, un nugolo di grandissime teste di cazzo che però pare ne sappia abbastanza da dimostrarlo in vari modi, ogni weekend, lasciandone traccia tra l’altro, aggiornando, informando, elaborando teorie, analisi tecniche, ipotizzando azzeccate strategie di gara, scoccando commenti pungenti e precisi come frecce, vignette che valà, strappano un sorriso durante una gara che magari sorrisi non ne offre. C’è il blogger stagionato, quello appena nato, c’è il meccanico del piano di sotto, l’amante delle statistiche made in USA, la famigerata casalinga di Voghera, il kartista, il cazzeggiatore sagace, il giornalistah, l’aspirante giornalista, c’è l’universitario in crisi che gli sta partendo il treno, c’è persino quello che lavora per il concessionario di scommesse, c’è quella che si sveglia alle 3:00 per le libere 1, si riaddormenta alle 4:31, si risveglia alle 7:00, guarda le libere 2 e poi va a farsi una giornata di lavoro… Tutti a seguire con la stessa fame e l’esigenza di avere di più, di meglio, continuamente.

Seguire da una cabina di commento non è facile, immaginiamo. Dal divano non è facile, certifichiamo. Ci sono divani con 4 schermi, tablet accesi, smartphone sempre luminosi, fogli A4 volanti per gli appunti, pacchetti di sigarette, bottiglie d’acqua per rigenerarsi e sempre più spesso chi guarda dal divano ha un occhio al TV, un altro al monitor tempi e le dita che viaggiano a regalare perle sul tuider. Non è facile nemmeno questo.

Facile è affibbiare un’etichetta.

Non c’è nulla di superficiale nella richiesta di migliorare un servizio che non dispiace, ma che non è di certo il migliore possibile, con buona pace di quelli che si fanno comunque il mazzo perchè lo sia.

Dov’è #Divanopoli

#Divanopoli è su twitter. È l’hashtag alternativo usato da questi personaggi, da chi segue il motorsport da una vita, e ne fa LA ragione di vita. È il ritrovo di appassionati accaniti, quelli talmente stanchi di un’etichetta che han finito per portarsela a letto, farci l’amore, e partorire un cazzo di trend che è diventato virale.

Come si debella #Divanopoli

#Divanopoli non si debella. #Divanopoli è già Storia.

Benvenuto, Ugo.

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