Kart endurance: il motorsport per tutti

Conosco Marco da un po’ di anni grazie ad un amico in comune che ci ha presentati dicendo “anche lui corre con i kart a noleggio.” Ben presto però mi sono reso conto che in comune avevamo solo il mezzo, la differenza che c’è tra come corre Marco e come corro io è la stessa che c’è tra come correva Alex Yoong e come correva Ayrton Senna.

Se non avete mai provato nemmeno dei kart a noleggio si può spiegare la nonchalance con la quale criticate la guida dei piloti di F1 e, visto che nessuna delle due cose vi fa onore, vi consiglio di raggiungere subito il kartodromo più vicino.

I kart a noleggio sono grossi, faticosi, pesanti e mai abbastanza potenti, in pratica sono una fabbrica di bestemmie e adrenalina in egual misura. E voi ancora state sul divano?

Marco, mosso da una passione infinita e da quel pizzico di ambizione che non guasta mai, ha deciso di mettersi in gioco sia in pista che fuori, creando un team tutto suo per correre nelle gare endurance di kart.

Ho deciso di fargli qualche domanda per far scoprire un po’ questo mondo, lo merita non solo per la passione e l’impegno che ci mette, ma anche e soprattutto perché è alto 1.85m e non l’ho mai sentito lamentarsi del fatto che è troppo pesante e non ci sta sul kart. Chi ha già corso con dei kart a noleggio sa di cosa sto parlando, un amico così ce l’abbiamo tutti.

Allora Marco, io so solo che tu hai a che fare con il mondo delle gare endurance di kart, mi confermi che in realtà non sei il campione mondiale di corsa con i sacchi?

Confermo che non sono né il campione del mondo di corsa con i sacchi, né il campione del mondo kart endurance. Ma ti assicuro che nelle gare più lunghe andare al bagno con la tuta intera equivale al mondiale di corsa con i sacchi.

Che poi alla fine kart e corse di sacchi sono la stessa cosa, bisogna essere bravi con i piedi in entrambe le discipline…

Sì esatto. Sostanzialmente kart e sacchi sono dei mezzi apparentemente innocui, ma in entrambi i casi devi fare in modo di non ucciderti con una scelta sbagliata.

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Il regolamento delle gare di corse di sacchi lo conosciamo tutti, spiega invece come funzionano le gare di kart endurance.

Al momento non ci sono campionati nazionali o mondiali ufficiali, credo sia perché è una categoria troppo poco costosa.

Fortunatamente una casa costruttrice (Sodi) ha visto una grande opportunità di business ed ha messo in piedi un ranking internazionale: ogni pista che ha i suoi kart può organizzare, senza tasse aggiuntive, delle gare valevoli per questo ranking diviso in 3 categorie: junior, sprint (individuale adulti), endurance (a squadre). Il titolo endurance è quello più ambito attualmente.

In pratica è un monomarca con tanti pregi e qualche difetto, come tutte le cose. Ma in uno scenario dove pochissime realtà guardano alla crescita collettiva mentre tutti cercano solo di riempirsi le tasche senza lungimiranza, per me questa iniziativa, la Sodi World Series (SWS) è da lodare.

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Da quanto tempo competi in queste gare?

A parte qualche partecipazione sporadica, abbiamo formato il team nell’aprile 2012 per la Vicenza Kart Indoor Endurance Series. La mia prima garetta però è stata nel lontano 2001, gara a cui ho partecipato per un pelo, che emozione, poi solo qualche comparsata sprint.

Nel 2005 ho deciso di inventare una gara per neofiti. All’inizio volevo fare un’individuale, poi il gestore del kartodromo (di Arzignano, Vicenza) mi consigliò la formula endurance. E lì fu amore a prima vista (verso il format eh, non per il gestore).

Hai deciso di inventare una gara per neofiti?!

Sì sì la gara della parrocchia, in tutti i sensi. Facevo l’animatore ai ragazzi delle superiori ed ero stanco del solito torneo di calcetto. Ho deciso di aggiungere un evento sportivo al calendario ed all’inizio la risposta è stata buona: 45 iscritti, mentre nelle ultime edizioni abbiamo superato quota 100…

Il prete benediva i kart prima della gara? Dimmi di sì anche se è no.

Sì, davvero! Una volta lo abbiamo anche fatto correre e non ha affatto sfigurato.

E poi nel 2012 hai deciso che era ora di salutare l’oratorio e fare le cose in grande…

Esatto, era ora di confrontarsi con gente che “mena”.
Al tempo non lo sapevo, ma alle gare endurance trovi di tutto: il neofita, l’appassionato, l’ex pilota professionista di kart, ma anche piloti ed ex di ogni categoria. Dal GT al rally, passando per formule e turismo, gente che nel 99% dei casi non ha avuto una chance di avanzare, ma che con un volante in mano può fare cose straordinarie. E l’endurance, con i costi contenuti e la sua formula semplice (i kart li mette l’organizzazione, ti basta arrivare in pista con tuta e casco) permette di vivere il motorsport a tutti. La democratizzazione delle corse che sognava Karl Abarth… Cosa impensabile nel settore agonistico auto o kart 2 tempi, i quali spesso costano di più delle auto se si vuol fare qualche gara.

Una sera mi sono ritrovato a provare con Alex Zanardi. Alla 24h di Pomposa del 2014 c’era in gara Giandomenico Basso. Alla 24h di Jesolo di quest’anno c’era il team Durango da una parte, un Regazzoni (fratello del compianto Clay) ed un certo Lavaggi (ex pilota F1 Minardi) dall’altra.

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La storia della prova con Zanardi merita di essere raccontata bene però.

Una sera un amico, sapendo che Alex è il mio idolo, mi manda un messaggio: “muoviti, c’è Alex al kartodromo”. Violando ogni legge della fisica arrivo col mio casco per farmelo autografare, lui era lì che chiacchierava col gestore mentre il figlio faceva una garetta tra amici.
Stava spiegando la fatica immane di guidare con le protesi, e ad un certo punto il gestore gli fa: “Se vuole provare il prossimo turno è libero, abbiamo il kart per disabili con comandi al volante”.
“Sì ma non voglio andare in pista da solo, sembra che voglia fare lo show e non mi va.”
A quel punto il ragazzo della cassa gli fa “Oh, se chiediamo a loro di accompagnarla non si tirano certo indietro!” guardando noi. E così ci siamo ritrovati a fare un turno da 15′ di libere in pista insieme ad Alex Zanardi. Ce l’avevo davanti e pensavo “Guarda te, io dalla gara della parrocchia e qui davanti ho due titoli Cart e non so quante medaglie olimpioniche…”

Manco a dirlo, mi è arrivato davanti.

Spiegaci un po’ come è nata l’idea di creare un team di kart endurance, quando potevi startene tranquillamente a casa sul divano ad insegnare ad un pilota come si guida una Formula 1.

Nel 2012 era da un po’ che volevo fare qualcosa di più delle gare della parrocchia, quando ecco comparire il VKI Endurance Series. Tra amici abbiamo formato il team, ma eravamo all’università e saremmo riusciti a correre solo 4 delle 6 gare. Non ci siamo arresi però, abbiamo chiesto l’elemosina qua e là a qualche microsponsor ed alla fine abbiamo fatto tutta la serie.
Non sapevamo come chiamare il team, volevo vendere il nome ad un title-sponsor che non arrivò mai così provvisoriamente ci siamo presentati come Cinisio Racing, dal mio soprannome. Da allora ci conoscono tutti così.

E poi sono arrivate le gare più impegnative, il passaggio com’è stato?

Nel 2013 mi è stato proposto di correre come pilota di un altro team la 24 ore di Pomposa, la gara più lunga ed importante d’Italia. Ora ce ne sono altre di pari livello, ma 5 anni fa c’era solo quella; non avevo soldi per pagarmela così dissi al team manager: “Gestisco il mio team come un team professionistico: foto, video, live tweet. Non ho soldi da darti per correre ma se vuoi ti faccio questo servizio durante la gara, oltre a correre”; non ci credevo, ma accettò.

Le prime libere erano sul bagnato. Nelle endurance non si cambiano gomme se piove, si corre con le slick, e mi feci letteralmente il segno della croce. Mi dicevo “Marco, non sarà un po’ troppo? Che c**zo stai facendo?” All’inizio facevo fatica, poi il team manager tra una bestemmia e l’altra mi fece capire che dovevo stringere di più le curve; io giravo largo per non far andare giù di giri il motore, ma la chiave era fare meno strada possibile. Mi portai velocemente sui tempi dei compagni di squadra più veloci, fu una grande soddisfazione.

La prima 24 ore non si scorda mai, il 50% delle cose da imparare le assimili la prima volta. Tipo che tu vorresti tanto dormire durante la notte se non hai turni, ma l’adrenalina non te lo permette.

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Dopo la prima 24h di Pomposa però sei tornato a correre con il tuo team e a farlo crescere. possiamo tranquillamente dire che sei il team manager. Cosa fa un team manager anche a livello così pseudo-amatoriale?

Quando abbiamo iniziato a fare gare più importanti eravamo sempre tra l’ultimo ed il penultimo posto. Abbiamo capito subito che bisognava mettersi a testa bassa, non creare casini e cercare di imparare più possibile. Così un po’ alla volta siamo cresciuti ed ora siamo stabilmente nella parte alta della classifica; qualche volta sul podio, una volta davanti a tutti.

Quando sei in gara devi conoscere ogni virgola del regolamento e non sbagliare niente nella strategia: le prestazioni sono allineate (spesso ci si trova in 10 e più team in un secondo), e quando la gara è lunga non commettere errori vuol dire guadagnare posizioni su posizioni. Non devi avere piloti sottopeso, non devi infrangere la durata massima dei turni di guida, devi rispettare il tempo minimo di sosta ai box.

Ti faccio un esempio: un giro di pista di solito è di 1′ – 1’15”. Una 12h può prevedere almeno 24 soste; il tempo ai pit è di 2′. Se fai il cambio pilota in 1’59” ti becchi 30″ di penalità. Se fai 24 cambi pilota in 2’01 ti ritrovi 24″ in più a fine gara.

Noi ci siamo organizzati bene, abbiamo tre ragazzi che a rotazione si occupano di questo e dunque alle gare metto tutto nelle loro mani: possiamo fidarci ciecamente e, nel caso non sia disponibile il team manager, siamo tutti allenati per sopperire.

Io sono team manager vero e proprio solo sul piano organizzativo (viaggi, relazioni con altri team ed organizzatori). Sul piano strategico invece mi affido ai nostri team manager, i quali a volte mi chiedono l’ultima parola, ma sanno che hanno totale libertà.

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Tu sei estremamente professionale nel tuo approccio a queste gare, ma sono sicuro che non sono mancati episodi divertenti in questi anni, raccontaci i migliori.

Durante una gara, meglio se evito di dire il kartodromo, Marco, nostro pilota sin dagli albori del team, è andato ad ordinare un toast al bar, solo che l’impianto elettrico del circuito era uno solo ed il sovraccarico della cucina ha spento tutta la pista. Erano le 10 di sera e ci siamo ritrovati a correre al buio.

Nel 2014 dovevo disputare la 24h di Pomposa con un team, ma mezz’ora prima delle libere ho scoperto che il team non c’era. Così io ed altri 3 piloti senza team siamo stati messi in una squadra, il Pomposa All Stars, composta al volo e nella quale avrebbero dovuto raggiungerci dei piloti di MotoGP e SBK invitati dall’organizzatore (la pista viene spesso usata da questi piloti per allenarsi).
Fatto sta che hanno tirato tutti pacco e ci siamo ritrovati a correre una 24 ore in 4 e senza team manager. Alla fine abbiamo corso in totale 6 ore a testa senza praticamente mai dormire. Mi ci sono voluti due giorni per riprendermi.

Durante una delle mie prime gare mi sono schiantato mentre scaldavo le gomme nel giro di ricognizione. Dove? Nel rettilineo davanti al pubblico, naturalmente. Al GP di Baku di quest’anno ho provato solidarietà per Grosejan.

Nel 2015 ho convinto un mio amico a venire a fare il team manager alla 500 miglia di Pomposa (da allora è il nostro team manager ufficiale). Era la prima volta che vedeva un’endurance ed avrebbe cominciato da uno degli eventi più importanti dell’anno.
Fatto sta che tornando al box lo trovo che sta costringendo un mio compagno di squadra a bersi mezzo litro d’acqua così, alla russa. Mi fa: “Era sottopeso di 3 etti. Non vorremo mica fargli caricare 2,5 kg (la taglia minima di zavorra) vero?”

Marco ora per concludere devi dire una frase ad effetto per convincere i lettori a provare a fare una gara.

Se il tuo sogno è fare il pilota, l’endurance è la risposta: che arrivi primo o ultimo, avrai comunque vissuto il brivido di partecipare ad una gara vera.

 

 

 

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