L’angolo del pilotino: welcome Mr. Russell

Russell car

Il secondo Round stagionale della Formula 2 ci ha regalato il quarto vincitore diverso in altrettante gare ma, soprattutto, ha fatto finalmente venir fuori in maniera clamorosa tutta l’ira di Dio di George Russell.

Se in Bahrain era stato Lando Norris il grande protagonista delle due corse del weekend, grazie alla pole ed al successo mai in discussione nella Feature Race, a Baku è stato il “pilotino” della Mercedes a lasciare il segno grazie al suo piede destro molto british e molto pesante.

Non ha centrato la pole, e questo forse è l’unico aspetto da migliorare (anche se trovare il giro buono per la pole a Baku proprio semplice non è), ma sia nella prima che nella seconda gara ha mostrato un passo ed un gestione delle Pirelli da far invidia ad un veterano.

Come ha concluso la Feature Race? Dodicesimo. Letto così si direbbe che è stato scarso, ma c’è un ma. Russell ha sbagliato la frenata di curva 1 alla ripartenza dopo la Safety Car, però era pronto a tornare in pista in terza posizione, imitando la stessa manovra di Albon, se non fosse stato costretto a cambiare immediatamente direzione e gettarsi nella via di fuga da centro commerciale per evitare di essere centrato da un de Vries autore di una staccata in Kamcatka.

Risultato? Primo posto gettato al vento e via nella zona buia della classifica insieme alla Prema numero 4.

A fine gara George ha perso il classico aplomb etichettando l’errore di Nyck come una “mossa stupida”. Nervosismo giustificato visto che aveva dimostrato a suon di giri veloci di poter conquistare il primo successo stagionale, ma almeno è uscito dal ruolo di elegante baronetto che forse gli costa, ingiustamente, un po’ di considerazione da parte del grande pubblico (oltre che dai complottisti).

Russell

Per George, comunque, il destino era segnato e nella Sprint Race ha fatto vedere di che pasta è fatto. Se il caos della partenza con centordici macchine ferme per i classici stalli dovuti da frizioni friabili (o franabili fate voi) lo ha agevolato nel portarsi subito dalla dodicesima alla sesta piazza, il resto della corsa lo ha visto killer spietato quando ha messo nel mirino chi lo precedeva.

Mi sarei aspettato finalmente un duello all’ultimo sangue con Norris, ma Lando ha deciso di rimandare il match del secolo a data da destinarsi quando ha toppato la prima staccata lasciando via libera non solo a Russell ma anche a Latifi.

Il corpo a corpo con Sette Camara nei giri conclusivi ha mostrato tutta l’intelligenza tattica di George, bravissimo nel mettere pressione al brasiliano e costringerlo ad una doppia sbavatura (quasi una replica di Macao) che gli ha spalancato le porte del primo successo in F2.

Norris

Norris? Mi aspettavo qualcosa di più. E’ vero che nella Feature Race è stato penalizzato dallo stallo nel giro di formazione che lo ha costretto a partire dalla pit lane per rimontare sino alla sesta piazza, ma nei duelli nella Sprint Race l’ho visto molle. Sta ragionando in ottica campionato? Può essere e farebbe bene. E’ cresciuto rispetto al pilota che nella F3 Europea andava sempre all’attacco fregandosene delle conseguenze? Forse sta diventando un ometto…

Chi mi ha stupito oltre a Russell? Senza dubbio Albon, Fuoco e Aitken.

Albon

Albon ha dimostrato che quanto visto di buono nella Gp3 del 2016 non era un caso e la sfortunata annata in ART Grand Prix nel 2017 non ha scalfito la sua velocità. La prima pole in F2 è stata assolutamente devastante per il morale dei rivali, e la fortuna lo ha aiutato anche a centrare il primo successo al sabato nonostante il suo passo non fosse paragonabile a quello di Russell (e questo rimane il grande interrogativo sulle reali qualità di Alexander).

Fuoco

Fuoco mi ha colpito non solo per il terzo gradino del podio nella Feature Race, ma soprattutto per una dichiarazione rilasciata al termine della gara.

Antonio ha infatti affermato di aver trascorso il venerdì a guardare le gare disputate nel 2016 e nel 2017 e di aver fatto tesoro degli errori compiuti dai vari piloti in curva 1 alla ripartenza dopo la Safety Car. Studiare fa bene e Fuoco non ha commesso lo stesso errore di Albon, Russell, de Vries e Markelov portandosi in testa alla gara.

Come sempre la fortuna gli ha voltato le spalle come troppe volte capitato nella passata stagione, e quando aveva un margine di due secondi su Albon si è trovato nella nebbia assassina rilasciata dal motore di Markelov che lo ha attardato.

Poteva vincere? Forse. Poteva rifarsi nella Sprint Race? Se la sua Dallara non si fosse piantata in mezzo alla pista nel giro di ricognizione…

Aitken

Aitken mi aveva deluso dopo il Bahrain mentre nello scorso weekend è tornato ad essere finalmente cazzuto. Gli manca ancora la prestazione in qualifica (2-0 per Russell e palla al centro), ma nella Feature Race non ha sbagliato un colpo ed ha regalato al pubblico un rimonta clamorosa dal fondo della griglia fino al secondo gradino del podio.

Cosa è successo nella Sprint Race? Fermo al palo per la frizione (tanto per cambiare) e giri veloci stampati a ripetizione nelle posizioni che non contavano.

Proprio l’ultima considerazione la voglio dedicare ai duemila problemi di frizione visti nelle prime 4 gare stagionali. E’ una situazione imbarazzante. Fosse stato il campionato dell’oratorio avrei potuto giustificare la situazione, ma da una serie FIA no.

Solo per una notevole dose di culo (cit. James Allison) e riflessi mostruosi dei vari piloti non ci sono stati botti paurosi al via, ma non è possibile che Mecachrome non sia intervenuta in queste settimane per mettere almeno una pezza al problema.

I risultati del Bahrain e di Baku sono stati notevolmente influenzati da questo problema, ma più che ai punti persi ci si deve fermare un attimo a riflettere su cosa potrebbe accadere se si dovessero verificare nuovamente questi stalli.

Nulla, ovvio. Tanto c’è l’halo.

 

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