No place like home

Vettel Leclerc

 

Contiamo i giorni in cui avete lavorato, studiato o vissuto senza guardare il calendario e pensato: “Quanto manca al 17 Marzo?” in questa pausa invernale. Si lo so. Zero, vero? Zero.

Ci illuderemo di essere giunti al traguardo adesso che sono scesi in pista per i test (quando arriva il momento delle catene da neve?). In realtà alla fine sarà come quando hai tanta tanta fame e mangi due biscotti: insoddisfacente. Sappiamo tutti che nel migliore dei casi ce ne vorrebbero almeno una ventina per sfamarci, ma nel nostro caso servirebbe soprattutto capire bene cosa sta succedendo. Probabilmente non succederà, ci convinceremo di essere i più forti, ci convinceremo di valere zero, ci esalteremo, ci deprimeremo, ma non sarà servito a nulla, perché alla fine noi non sapremo nulla o quasi. Inizieremo a parlarne, qualcuno dicendo di saperla lunga, qualcuno allargando le braccia e poi congiungendo le mani per pregare chissà chi di darci la macchina perfetta, possibilmente rossa, grazie.

Tutti verremo braccati dagli amici che ci chiederanno con aria cospiratrice “ma quindi questa Ferrari quest’anno?” e i più sfortunati di noi si sentiranno anche dire “speriamo che Vettel non faccia troppi errori”.

Da venerdì piccola pausa, altri test, e quelli che già la sapevano lunga di sicuro ora la sapranno tutta e ci diranno cosa dire ai nostri amici di cui sopra. Chi era dubbioso prima probabilmente aprirà ancora di più le braccia, farà la faccia che fa Kimi di venerdì prima di rispondere a una domanda sulle prove libere e sbotterà con un bel “bwoah”. Ci sarà chi dirà di smetterla di fare ipotesi su versioni B e macchine da mondiale che è presto, ma verrà presto tacciato di voler rovinare la festa e bannato per saccenza. Le auto in pista avranno ancora più freccette appiccicate sopra, rimasugli delle varie analisi tecniche, e i meccanici avranno un bel da fare a toglierle una per una, che gli studi aerodinamici sono stati belli complicati, perché rovinarli così?

Si parlerà così tanto che a un certo punto avremo la stagione che deve venire già costruita gara per gara, con tanto di risultato finale, e ci domanderemo a che scopo guardare le gare se già sappiamo tutto. Persino i piloti forse cominceranno a chiedersi se si sono sbagliati e se la stagione è già iniziata e finita senza che se ne accorgessero. E se noi abbiamo aspettative alte quanto le torri Petronas, immagina questi qui, che, chi più, chi meno, si domandano cosa gli lascerà quest’anno, se un titolo mondiale e tante care cose, o una grande sconfitta con contorno di poca compassione e tanta disapprovazione.

Di rosso vestiti ce ne sono due agli antipodi: uno ha pochi anni ma tante aspettative, ogni cosa che ha davanti sembra luccicare e sprizzare splendore da ogni lato, le meraviglie non finiscono mai; l’altro di anni ne ha un poco di più, e forse gli arredamenti del suo spogliatoio un poco di brillantezza l’hanno persa, forse nei giorni meno facili riflettono più immagini di sfumata malinconia e vaga preoccupazione che sconfinato entusiasmo. Probabilmente si chiedono già se tra loro ci sarà uno che verrà favorito e uno che dovrà rassegnarsi ad annuire ed essere d’accordo su tutto, mentre gli avversari dormono i sogni tranquilli dei consapevoli. Di certo c’è che tra di noi si sono già formati due schieramenti, uno per la piena libertà e il tutti contro tutti, uno per il vassallaggio e il sistema feudale, pronti entrambi ad aizzare la folla contro l’altro, in caso di bisogno.

L’obiettivo di entrambi i piloti Ferrari è comunque ben chiaro e forse come tutti gli altri da un lato non vorrebbero mai togliersi il dubbio di come andrà, rimanendo in questo periodo di rassicurante incertezza per tutta la vita, dall’altro, beh, se non metti la prima non parti.

Fatto sta che a fine Febbraio saremo tutti belli carichi, bisognosi di news più che mai, perché mancheranno ancora più di due settimane, ci aspetteranno ancora quattro domeniche a guardare il muro senza che questo ci dia informazioni su macchine e gare.

E se qualcuno diceva che l’attesa di una cosa è essa stessa quella cosa, o qualcosa del genere, insomma lo sapete, allora saranno i giorni più faticosi dell’anno. Tutti saranno cugini di tutti, eppure nessuno saprà una mazza.

Quando a metà stagione Vettel si girerà perdendo il mondiale (se saremo così fortunati da essere nella posizione di poter dare la completa colpa al pilota, ma, io credo, anche negli altri casi), sarà proprio questo il momento a cui penseremo quando diremo “Non possiamo tornare all’inizio? Non possiamo tornare a quando andava bene?”. The grass was greener, the light was brighter.

Abbiamo adesso il potere di possedere questi giorni, in cui il pericolo che la stagione finisca è lontano, in cui può capitare qualunque cosa, in cui tutto è da costruire o da distruggere. E se con lo sport non dipende mai niente da noi, che possiamo solo urlare più forte che possiamo, sperando che in qualche modo ci sentano, questo è ancora di più il momento in cui ogni cosa è nel limbo e assolutamente nessuno può figurativamente fare niente per quello che succederà. Non esistono ancora magie, colpi di genio, errori al muretto, pioggia, incidenti, esultanze, abbracci e best fans. Non esiste niente, tutto è da venire. Può andare bene e può andare male: è la Formula 1 di Schroedinger.

In fondo la fisica di questo tipo non è tanto diversa da quello di cui parliamo: devi costruire linee teoriche, andamenti, episodi e poi sperare che tutto vada come hai detto tu, altrimenti domani tutti diranno di te che era meglio se rimanevi a casa tua a disegnare sul tuo taccuino e costruire casette sull’albero, altro che progettare auto da corsa che “sicuro faceva meglio mia cognata che ha il diploma da geometra”.

Ma alla fine arriverà quel benedetto 17 marzo, all’alba per noi, nel pomeriggio per loro, e ognuno sarà al suo posto, noi con la copertina sulle gambe, a fare finta di lamentarci per la sveglia presto, gli occhi spalancati e il live timing che non funziona come dovrebbe, loro seduti al muretto o in macchina, con le mani scivolose e i mille dubbi dell’ultimo secondo; tutti comunque saremo tornati dove vogliamo stare, saremo a casa.

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