P.P.G. Partito Protezione Giovinazzi

Sono bastati 14 giorni ad Antonio Giovinazzi per passare da predestinato, fenomeno, campione del mondo, patrimonio tricolore da tutelare, futuro pilota Ferrari, a brocco, inadatto, pilotino. Dall’altare alla polvere nel giro di due settimane. Dal dodicesimo posto di Melbourne al doppio crash cinese. Dalla sapore della gloria a quello del cemento misto a carbonio.

Non ci si deve nascondere dietro ad un dito. Giovinazzi ha compiuto due errori gravi che non avrebbe dovuto commettere visto che gli occhi di tutti sono puntati su di lui. Ha fatto la felicità del carrozziere della Sauber, meno quella del conto in banca della Sauber stessa e dei suoi meccanici, costretti a ricostruire per due volte la monoposto.

Al sabato ha distrutto la monoposto contro il muretto sinistro del rettilineo dopo aver perso il controllo per aver messo due ruote sul tappetino di erba sintetica (bello, ma lo vedrei meglio in un giardino che in un circuito) quando era impegnato a migliorare il tempo fatto segnare da Ericsson ed assicurarsi così la Q2 senza patemi d’animo, mentre domenica, complice l’asfalto umido e le gomme slick, ha percorso una traiettoria più centrale (dopo aver visto andare largo proprio Ericsson), prendendo una sconnessione e finendo con il distruggere la C36 contro il lato destro del muretto del rettilineo.

Si può concedere ad un pilota al suo secondo weekend incompleto in Formula 1 (causa assenza di giri al venerdì) di sbagliare? Il popolo della rete, quello che sputa sentenze dal divano senza capire nulla, dice no. La storia, invece, non è dello stesso avviso.

Basta andare indietro di qualche anno per ritrovare nomi illustri nella lunga lista di piloti che sono andati a muro pur con molta più esperienza del Principe di Martina Franca.

Anno 1999, circuito di Montreal, vettura F399, pilota Schumacher Michael. Può un due volte campione del mondo andarsi a schiantare contro il muro dei campioni dove campeggia befferda la scritta “Bienvenue au Quebec” e contribuire ad aumentare la lista di piloti che hanno esaltato la bontà di quel cemento? Certo che può.

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Anno 1991, circuito di Imola, vettura Ferrari 642 F-1, pilota Prost Alain. Può un campione del mondo perdere il controllo della propria vettura sull’asfalto bagnato ed uscire di pista nel giro di ricognizione alla Rivazza vedendosi così costretto ad abbandonare la macchina sull’erba senza poter disputare nemmeno un giro di gara? Certo che può.

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Anno 1999, circuito di Spa-Francorchamps, vettura BAR 01, pilota Villeneuve Jacques. Può un campione del mondo affrontare a tutto gas l’Eau Rouge e distruggere una macchina più simile ad un ritrovo che ad una monoposto in un violento incidente uscendone miracolosamente illeso? Certo che può.

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Anno 2007, circuito del Fuji, vettura McLaren MP4-22, pilota Alonso Fernando. Può un due volte campione del mondo perdere il controllo della propria vettura sotto un diluvio universale in terra giapponese ed andarsi a schiantare contro il muretto venendo poco dopo superato da quel rookie del suo compagno di team e perdere così una grande possibilità di vincere il terzo titolo al primo anno in McLaren? Certo che può.

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Anno 2015, circuito del Messico, vettura Ferrari SF-15-T, pilota Vettel Sebastian. Può un quattro volte campione del mondo alla guida di una vettura non all’altezza delle Mercedes perdere il controllo della propria monoposto in un circuito nuovo ed andare a concludere la gara contro le soffici protezioni messicane marchiate Pirelli? Certo che può.

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Anno 1991, circuito del Messico, vettura McLaren MP4/6, pilota Senna Ayrton. Può un dio del volante, nonché pluricampione del mondo, perdere il controllo della propria vettura, uscire sulla ghiaia della Peraltada e decidere di mettersi per cappello la propria monoposto uscendo illeso? Certo che può.

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Ce ne sarebbero altre da raccontare, e se volete segnalarle, sempre rigorosamente dal divano, siete benvenuti. L’obiettivo di questa raccolta è quello di proteggere un talento cristallino quale quello di Antonio dagli sbalzi di umore di questi ultimi due giorni. Chi scrive non ha mai guidato una Formula 1, e penso anche che anche voi davanti al PC siate sprovvisti della superlicenza.

Quindi? Lasciamo crescere il Principe di Martina Franca con calma, lasciamo che sbagli ed impari, facciamogli godere un sogno che sembrava impossibile da realizzare sino a 12 mesi fa. Il P.P.G. accoglie tutti quelli che dopo essere saliti in massa sul carro di Giovinazzi al termine della gara di Melbourne ne sono scesi rapidamente ieri.

 

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