Rossi, Marquez e la conferenza stampa di Pandora

Ci siamo lasciati alle spalle Phillip Island, universalmente riconosciuta come “la gara dell’anno”: 52 sorpassi offerti dal (magico) poker di testa, corsa da cineteca, verdetto finale che non lasciava spazio a particolari interpretazioni. Bene, bravi, bis: questo è il vero motociclismo!

Tralasciando la coda di follie da social network con insulti di vario genere e tipo rifilati al malcapitato di turno (nello specifico Andrea Iannone), con la bocca buona il paddock del Motomondiale si dirigeva a Sepang per un (attesissimo) penultimo round del Mondiale MotoGP 2015 con tutte le premesse per una perfetta riproposizione di una gara spettacolare, aperta ad ogni possibile scenario. Insomma: finalmente si parlava di motociclismo. Di questi tempi, già di per sé un primo, prestigiosissimo traguardo raggiunto.

C’è un problema.

Prima di scender in pista, il giovedì si parla. Anzi: in questo caso si straparla. Strano da dirsi, tenendo in considerazione i precedenti, chi l’ha fatta “fuori dal vaso” è Valentino Rossi. Il “Dottore” in 20 anni di carriera ha costruito una serie di innumerevoli affermazioni sportive forte di due principali peculiarità: un (extra-ordinario) talento fuori discussione, e il saper mettere in crisi l’avversario di turno.

Forte di qualche sua genialata-mediatica, spalleggiato da una stampa accondiscendente, Rossi spesso e volentieri metteva “a parole” pressione ai suoi colleghi. Spesso, quasi sempre, riuscendoci. I precedenti (Biaggi, Gibernau, in parte Stoner e Lorenzo) sono lì a testimoniarlo. Rispettando al copione questo suo modus operandi, a 4 (quattro) giorni di distanza dalla “gara dell’anno”, Valentino in quel di Sepang si è ricordato di qualcosa che proprio non gli andava giù di Phillip Island. Perchè se dopo Rio Hondo e Assen (giustamente!) ci aveva messo 2 secondi netti ad analizzare quanto accaduto con Marc Marquez, in questa circostanza Rossi ha dovuto metabolizzare il tutto in 4 giorni.

Dunque, secondo Rossi, a Phillip Island Marc Marquez ha “Giocato con noi (Rossi stesso, Lorenzo, Iannone) per tutto il tempo“, “Corso non soltanto per vincere la gara, ma anche aiutare Lorenzo ad andarsene e fargli guadagnare più punti rispetto a me”

“La sua unica preoccupazione era di mettersi tra me e Lorenzo” Dunque Rossi, il quale non più tardi dell’11 ottobre scorso dichiarò “Al contrario di lui (Lorenzo) io non cerco scuse”, in questi quattro giorni ha metabolizzato un complotto tutto iberico ordito in primis da Marquez per fargli perdere il mondiale a vantaggio dell’amicone Lorenzo (eh sì).

Appunti e considerazioni sparse

– Se era questo l’obiettivo di Marquez, dovrebbe spiegarci come si sia ritrovato a 3 giri dal termine in 4° posizione dietro anche a Iannone, un pilota domenica in stato di grazia, non facile da sorpassare (non soltanto per le doti motoristiche Ducati in rettilineo), tanto che MM93 è riuscito a liberarsene definitivamente con un DOPPIO sorpasso all’inizio dell’ULTIMO giro.

– Il “far guadagnare a Lorenzo più punti” regge, eccezion fatta per i 5 persi da JL99 superato appunto da MM93 a 3 curve dalla bandiera a scacchi. Evidentemente.

– Non era una gara da andarsene via. Per come si era messa la corsa (forte consumo gomma, distacchi sul giro minimi, conformazione pro-bagarre del tracciato), Marquez non poteva andarsene via, e di questo ci siamo accorti tutti.

– Se era palese la manovra ostruzionistica di Marquez nei suoi confronti, perchè Rossi non l’aveva fatta notare subito in quel di Phillip Island invece che, tardivamente, 4 giorni dopo? Ok, sono i consueti “giochi psicologici” di Rossi nei confronti dei suoi avversari: si spera sia così, altrimenti la nube tossica di Sepang ha comportato la prima vittima.

– Che poi, questi “giochi psicologici”, lo si è visto in quest’ultimo triennio, con Marquez non funzionano. Per una semplice ragione: Marc è come Rossi. Marquez fa buon viso, ci ride su, e se domenica ci sarà bisogno di un attacco deciso per vincere, non si tirerà indietro. Ha talmente fame di vittorie che darebbe una spallata pure a sua madre pur di transitare per primo sul traguardo (N.B.: chiedere al fratello).

Il #93 non puoi fronteggiarlo così: l’unica è confrontarti sul suo stesso campo. Rossi l’ha fatto ad Assen con un risultato finale a suo vantaggio. In questa circostanza, l’ha fatta fuori dal vaso. Specie dopo la “gara dell’anno”: non ce n’era bisogno.

Qualcuno glielo farà notare?

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