The invisible men

“Incredible how you can

See right through me”

(Roger Taylor, 1989) 

 

Chi di noi non ha mai sognato di avere dei superpoteri?

La superforza, il supervolo, il superistinto, la supervedenza. L’invisibilità.

Dai… Chi non ha mai desiderato almeno una volta di poter diventare invisibile e scrutare le stanze dei potenti, le riunioni degli insaidertreiders, gli spogliatoi femminili (o maschili) e tutti i luoghi in cui si dipanano i misteri dell’Umanità? (Spogliatoi in questo caso in netto vantaggio su tutti gli altri posti del mondo).

Beh, sappiate che l’Invisibilità esiste ed è stata sviluppata in Russia. La tecnologia “этот пенис” adottata su molti dei velivoli da combattimento russi però funziona particolarmente nei confronti di alcuni esemplari di essere umano: recenti gare di Formula 1 hanno dimostrato che l’indivanato finto imparziale, alcuni appassionati della domenica e soprattutto i microfonati urlanti sono molto più sensibili all’Invisibilità.

Soprattutto quando a farne uso è un particolare tipo di pilota.

Per esempio: voi lo avete visto Sergej Sirotkin questo weekend a Monaco?

Sergej è un pilota. È nato è cresciuto pilota, e come tale è un Supereroe. E quando un Pilota / Supereroe vuole una cosa, se la va a prendere. Sergej voleva l’Invisibilità e l’ha ottenuta, usandola un po’ nell’arco di tutta la sua carriera tanto che molti, non capendo da dove sia arrivato, continuano a pensare che sia stato generato da una valigia piena di soldi lo scorso inverno.

Può capitare che uno guidi una macchina di merda come l’attuale Williams. Capita anche che la voce di Dio definisca, attraverso la Parola di suo Figlio Robert Kubica, l’attuale Williams “mediocre” nei primi due settori di Barcellona e addirittura “INGUIDABILE” nel terzo. Capita pure che fino al suddetto GP tutto questo venga rispettato e quindi, da macchina di merda, la vettura ottenga prestazioni di… Pessime.

Quanto dimostrato da Sergej questa settimana però ha dell’incredibile.

È andato a muro in FP1 in uscita dalla Antonino Guess. Il muro di destra. Ce la devi proprio buttare contro per scelta. Boh, mai visto. E vabbè…

Tornato in pista però ha rifilato al compagno di squadra (che gli occhi addosso ce li ha sempre perchè ha il papà padrone) rispettivamente:

Otto decimi in FP1.

Mezzo secondo in Fp2.

Sette decimi in FP3.

Quattro birre e due omelette stracchino e cotto nella pausa pranzo. Burp.

Sei decimi in Q1.

Risultato: tredicesimo in griglia, a Monaco, dopo aver disputato la Q2.

Con una Williams.

Una prestazione clamorosa. Clamorosa quanto appunto invisibile per quelli che contano, gli appassionati obiettivi, i telecronisti, quelli che “è questa la F1 che voglio”.

Mica è finita.

Una volta in griglia, domenica, Sergej si è concentrato al massimo, ha caricato tutta la sua potenza invisibile ed è scomparso anche agli occhi dei suoi meccanici, al punto che questi invece di montargli le gomme, sistemargli la visiera, dirgli due parole di gasaggio (o anche un “bravo”, che ne so), hanno preferito imitare i meccanici del pit stop di Ricciardo di tipo due anni fa e fare qualcosa di veramente notevole: niente.

Risultato: lavori ritardati sulla maghina di Siro, dieci secondi di penalità (10!) tramite stop and go e gara compromessa per la macchina numero 35 che nonostante si sia guidata da sola per tutto il GP, è arrivata al traguardo in sedicesima posizione.

Noi di giroveloce.it non sappiamo perchè Sergej Sirotkin abbia scelto proprio questo evento così importante per ostentare tutta la sua potenza invisibile.

Hot news dicono che lui in realtà non era a Monaco, ma ancora a Barcellona a completare il terzo settore.

Rumours invece sostengono che la gara fosse troppo anacronistica anche per lui, che ha deciso di andarsene su un altro canale, su Netflix.

Blogs autorevoli hanno ventilato l’ipotesi che Sirotkin volesse imitare Esteban Ocon, altro pilota che all’occorrenza diventa invisibile.

Secondo testate serie invece pare che Sirotkin fosse in fabbrica a studiare, cosa che fa ormai “pretty much every day” al punto di essere diventato uno scassacazzi tipo-Vettel per chiunque, in Williams.

“Sarà come essere in pista”, dice quello. Sirotkin c’era davvero, ma non l’hai visto per tre giorni.

Eppure – a ben vedere – ci ha ricordato che questa è la Formula 1 migliore. Quella che contro ogni pronostico solleva, anche se solo per un momento, una squadra dalle difficoltà… A volte basta un improvviso “click”, un giro matto, la prestazione eccellente di un pilota di cui non si parla finché non gli cascano i rubli dalla tasca. Questa è la F1 che ti insegna qualcosa, che ti ricorda che andare per la tua strada, fottendotene delle critiche, lavorando per migliorarti sempre è l’unica cosa che conta.

Il Grande Premio di Montecarlo ci ha confermato di essere magico, irrinunciabile, fondamentale per la Formula 1, ancora una volta. Che l’uomo fa ancora la differenza sulla macchina, che il coraggio, la follia e la lucidità riescono a sbisciare insieme tra lamiere e muretti.

Che il Motorsport bello esiste ancora, anche se spesso è invisibile.

 

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