Norisring: l’Oktoberfest della velocità

Pochi giorni dopo aver prenotato i biglietti per il Berlin ePrix di cui ho narrato il mese scorso, decido di andare a guardare il calendario della Formula 3. L’interesse per questa categoria nasce per due motivi:

Le tappe tedesche della Formula 3 sono Nürburgring, Hockenheim e Norisring. Opto per quest’ultima gara per questioni logistiche: il Norisring si trova a Norimberga, poco meno di 200 km da casa mia. Hockenheim e Nürburgring troppo lontani da raggiungere in auto e senza amicizie dalle quali poter “scroccare” un pernottamento. E poi già per Berlino avevo fatto follie con voli e albergo prenotati appena la settimana prima. Guardo cosa ancora era rimasto disponibile come posti: ben poco. Opto per la “Boxengasse Tribune”, ossia la tribuna sul rettilineo principale a ridosso della corsia box. Biglietto “Gold” per tutto il weekend comprensivo di accesso al paddock, al costo di 88€. Prezzo accettabile, trattandosi di un evento su tre giorni che offre oltre alla Formula 3 altre 4 classi di gare, con un programma anche piuttosto fitto di gare.

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Il Norisring, come le altre gare tedesche della Formula 3, offre come evento principale il DTM al cui supporto ci sono la Porsche Carrera Cup, la rievocazione delle auto storiche del DTM e l’Audi TT Cup. E la Formula 3 ovviamente. Onestamente non sono mai stato un grandissimo fan di corse “a ruote coperte”, ma del DTM ho sempre apprezzato l’essenzialità pur non essendo tifoso di alcun team o pilota.

Dopo la più che positiva esperienza di Berlino con la Formula E, ho avuto il timore di arrivare al Norisring e rimanere deluso per non aver trovato e provato sensazioni simili. Mi è bastato poco per capire che a monte c’era un grande errore. Così come non si può mettere a confronto il ristorante che ti offre solo ingredienti BIO con la trattoria che da 40 anni ti mette sul tavolo pasta e fagioli e salsiccia alla brace, così come non puoi mettere a confronto il festival del Coachella con l’Oktoberfest, allo stesso modo non si può mettere a confronto la Formula E col DTM e la Formula 3.
E qui finiscono le premesse.
Questa volta per entrare in clima gara non ho bisogno di rincorrere aerei causa sveglie silenziose, mi basta salire nella mia piccola grande Volkswagen Up! ed imboccare l’autostrada A9 in direzione Norimberga. Come molti di voi sapranno, in alcuni tratti delle Autobahn tedesche non è previsto un limite di velocità. Insomma per entrare in clima gara mi è bastato incontrare il seguente segnale che sta ad indicare “chi più ne ha, più ne metta”.

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Arrivato sano e salvo il venerdì sera, vado a dormire immaginando di poter arrivare agevolmente il mattino dopo in quel del Norisring. Mai pensiero fu più sbagliato. Al contrario da quel che ci si aspetta da un evento di questa portata che si tiene in terra teutonica, ossia una proverbiale organizzazione tedesca, il circuito non è solo a malapena segnalato per le strade, ma è anche letteralmente nascosto tra i boschi. Arrivato in zona solo grazie all’aiuto del navigatore, mi ritrovo a vagare nella zona dei parcheggi alla ricerca di una freccia, di un cartello che mi dica “Norising, da questa parte prego”. Nulla di tutto ciò. Non mi resta che seguire la massa, ma anche parte di tale massa era spaesata quanto me. Nel frattempo gara 1 della Formula 3 è già iniziata, ovviamente. Vedo finalmente una fila di persone alla quale mi accodo. E nel frattempo gara 1 prosegue. Una fila interminabile solo per il controllo borse per centinaia di persone con solo due addetti. Cose che in Germania non mi era mai capitato di vedere. Ero al Norisring, in fila per entrare, e guardavo la gara 1 della Formula 3 dallo smartphone come se fossi a #Divanopoli. Nel momento in cui finisce la gara (vinta dal costante e solido Günther), riesco finalmente ad accedere al circuito. E subito mi ritrovo davanti uno dei miei “obiettivi” per il weekend: il paddock della Formula 3. Si, il paddock della Formula 3 è totalmente aperto ed è di fatto all’ingresso del circuito. Essendo da poco finita la gara, le varie monoposto dovevano essere sottoposte alle verifica della FIA, quale miglior momento per scrutarle da vicino?

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Così piccole, eppur così veloci. Il primo paragone che mi viene in mente è quello con un Jack Russel terrier (la razza di Milo, il cane di Jim Carrey in The Mask per intenderci): quadrupedi minuti, ma sorprendentemente scattanti. Nel frattempo tornano anche i primi piloti, tra cui il vittorioso Günther, che mi viene vicino, mi stringe la mano e mi saluta. Chissà per chi mi ha scambiato. Oppure è semplicemente uno molto estroverso? Vabbè, morirò con questo atroce dubbio. Approfitto delle verifiche FIA non solo per ammirare e fotografare questi piccoli gioiellini (italiani), ma anche per iniziare la mia attività di stalking con i meccanici. Prima provo un timido approccio con un meccanico della Carlin (il team di Norris e Daruvala, attenti a questi due), viro poi sui simpaticissimi ragazzi del Team Prema.

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Da subito mi colpisce la disponibilità a rispondere alle domande non solo mie, ma di chiunque si avvicinasse a pochi centimetri delle monoposto. Allora quasi stupito chiedo se tutta questa vicinanza con gente che addirittura tocca le monoposto non desse loro fastidio. La riposta è: “perché dovrebbe? Anzi, è così bello che gli appassionati siano così vicini a noi, ci piace questo clima, non come in Formula 1 dove tutto è così chiuso”. Amen. Mi fermo a parlare in particolar modo con due di loro: uno dei meccanici di Günther, che si rende molto disponibile a darmi delucidazioni sulle monoposto, ed uno dei meccanici di Ilott, uno dei più “esperti”, diciamo. E proprio per la sua “esperienza” decido di fargli la seguente domanda: “ma Lei, tra tutti i piloti con cui ha lavorato, quale ricorda più volentieri o con quale ha lavorato meglio?”. La risposta viene preceduta da un repentino cambio di espressione, un misto tra l’orgoglioso ed il nostalgico: “beh, io ho lavorato con Alboreto…”. Lo stesso meccanico qualche minuto dopo vede dei bambini vicino alla monoposto di sua competenza e non si fa alcun problema a prenderli in braccio e a farli sedere sulla scocca della Dallara affinché vengano immortalati “in posa” dai genitori. Ma quanto è bello tutto ciò?
Le verifiche della direzione gara proseguono e decido di dare un po’ di ossigeno ai meccanici Prema. Manca ancora un po’ alla gara 1 del DTM ed inizio il mio giro perlustrativo del sabato, che tanto fu importante a Berlino. E a Norimberga è stato vitale, più che importante.
Il paddock del DTM è di fatto un tutt’uno con la zona per il pubblico. È tutto concentrato in un’unica zona: chioschi, stand delle case automobilistiche per attività ricreative e commerciali, negozi ed il paddock appunto.

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Per questo in molti considerano l’atmosfera del DTM al Norisring particolare: il tifoso è al centro dell’azione. Girando tra i vari stand noto un continuo rimarcare alla storia del DTM. In ogni angolo della zona “pubblica” del circuito ci sono auto appartenenti edizioni passate, di qualunque decennio.

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Questo fa capire come il DTM sia più di una competizione automobilistica. Per i tedeschi il DTM è un’istituzione. Una passione da tramandare da padre in figlio.
Arrivato finalmente a ridosso dei box e quindi del paddock, trovo una delle cose più fighe di tutto l’evento: le vetrine nei box. In pratica nei retro-box ci sono delle aree d’accesso per i tifosi nelle quali da delle vetrine si guarda direttamente dentro i box stessi, dove i team sono a lavoro. A tale area non si può però accedere durante la gara, per ovvi motivi. Ma pensateci, tra i tifosi ed i box c’è solo una lastra di vetro. Più “dentro l’azione” di così c’è solo essere un membro del team.

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La gara del sabato del DTM sta per iniziare e finalmente prendo possesso del mio posto in tribuna, del quale resto abbastanza deluso. Innanzitutto si parlava di tribuna coperta, cosa rivelatasi non vera, nonostante le foto degli anni passati mostrassero altro. In secondo luogo i maxischermi posizionati di fronte alla mia tribuna non erano così “maxi”, tanto che era praticamente impossibile vedere classifiche e tempi delle gare. Se poi si aggiunge il fatto che queste auto facevano un casino assordante, anche la cronaca dal megafono diventava superflua. Intanto il meteo peggiorava ed io sempre di più inviperito dalla mancanza della copertura, rivelatasi poi non essere più necessaria. Finita la gara del DTM (vinta dal canadese Spengler su BMW) torno alla mia attività preferita del weekend: perseguitare i team della Formula 3. Vado girando tutti i box dei 5 team, ma finisco sempre per fermarmi davanti ai soliti due, ossia Prema e Carlin. Max Günther è ancora là fuori, che parla con i suoi fans, risponde alle loro domande, si concede per foto e autografi. Allora ne approfitto anche io per una foto. Maximilian Günther ha 20 anni, è sicuramente un piota interessante per il futuro, ma un proprio fan club con tanto di cappelli e magliette con logo “MAXG” mi sembra un po’ esagerato per un ragazzo che deve ancora vincere qualcosa.

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Per un tedesco molto aperto e disponibile, c’è un altro tedesco sempre della Prema che non è esattamente dello stesso umore. Si tratta di Mick Schumacher. Per questo ragazzo di 18 anni andrebbe scritto un articolo a parte. Anche parlandone con i meccanici del suo team è emersa questa preoccupazione: il ragazzo non va salvaguardato, va salvato. Va salvato da questa attenzione morbosa nei suoi confronti, va salvato dalla gente che lo rincorre con foto e cappellini del padre, va salvato dalla gente che gli chiede o che gli ricorda del padre, va salvato dal cognome che gli pesa sulle spalle come un macigno. Lasciate correre Mick Schumacher in pace. Il ragazzo è costretto a divincolarsi nel paddock in monopattino o con altri mezzi pur di non essere inseguito. E questo paddock così immerso nel pubblico non lo aiuta, anzi. Per questo ho preferito lasciarlo stare e non contribuire a questo stato di assedio che c’è nei suoi confronti.
Se i piloti di casa erano molto richiesti dal pubblico, tutti gli altri piloti della Formula 3 non erano in alcun modo considerati. Nessuno, dico nessuno che andasse a cercare un certo Lando Norris. A parte me, ovviamente. Mi avvicino al box semideserto della Carlin e chiedo ad uno dei membri del team senza alcuna pretesa o aspettativa se Lando fosse dentro il motorhome. Ma davvero, quasi solo per curiosità. Con immenso stupore mi viene risposto: “si è dentro, vuoi che te lo chiamo?”. Incredulo non posso che rispondere “yes, please”. Pochi secondi dopo mi si presenta questo ragazzo dalle sembianze di un ragazzino delle scuole medie, ma con lo sguardo di un adulto. Gli stringo la mano, gli dico che lo seguo e poi gli chiedo una foto. Fatta. Gli auguro “good luck” per il prosieguo del weekend, ringrazia e se ne va.
Prima di tornare alla mia deludente tribuna per gustarmi (in qualche modo) le qualifiche della Formula 3 per le due gare del giorno dopo, su consiglio dell’esperto Marco di Marco e del vate Serafin, vado alla ricerca della prima curva come punto strategico da cui vedere il resto delle gare. Logica vuole che se io sono ad un lato del rettilineo, mi basti proseguire lungo tale rettilineo per arrivare alla prima curva. Purtroppo al breve circuito cittadino del Norisring non è così facile come credevo, non solo per la penuria di indicazioni di cui parlavo all’inizio, ma anche perché il rettilineo si sviluppa in parte su un ponte. Ciò significa che ai lati della strada non c’è dove passare. Bisogna entrare ed uscire dall’area del circuito. Chiedo indicazioni a qualche membro dello staff dell’evento, ma finisco ogni volta per ritrovarmi al punto di partenza ma dal lato opposto. Una specie di loop dal quale non riesco ad uscire. Mi arrendo e decido di tornare al mio poco ameno posto in tribuna per vedermi le qualifiche e rimando la ricerca al giorno successivo. Finite le qualifiche e finiti gli eventi degni di interesse potrei tornarmene a casa del mio amico ospitante. Nemmeno per sogno. Mi pianto di nuovo davanti al box Prema. Resto lì davanti fino a dopo le 19, tra le occhiate anche un po’ perplesse dei meccanici stessi. Ma quante volte mi ricapita di rivedere da così vicino un box e di vedere i meccanici al lavoro? Scene viste e riviste in TV, che finalmente posso gustarmi dal vivo. Non me ne sarei più andato. Ma domani è un altro giorno. Di gare.
La domenica alle 9:10 inizia già la gara 2 della Formula 3. Prima di lasciare casa degli amici mi sembra opportuno scambiare almeno quattro chiacchiere con chi mi ha ospitato e ringraziare per la subita invasione. Conto di non trovare la folla apocalittica del giorno prima così presto la domenica mattina, ma avevo fatto male i conti. Questa volta però non mi faccio trovare impreparato. Dopo la pessima esperienza del giorno prima (sia lodata la mia tattica del sabato perlustrativo), scendo di casa con bermuda provvisto di tasconi laterali, lasciando lo zaino in macchina. Con questo stratagemma riesco ad aggirare il controllo borse, nonostante nei bermuda avessi quello che avevo il giorno prima nello zaino. Momenti di autocompiacimento. Tutto ciò non mi salva dal perdermi i primi due giri della gara 2, ma poco importa, perché tanto Norris deve ancora iniziare il suo show che lo porterà a vincere la sessione. Un giorno potrò dire che sono salito sul carro di Lando Norris nel 2017 (grazie sempre a Marco e Mauro, ovviamente). E cosa si fa terminata la gara? Si torna al paddock della F3, che domande! Questa volta però lascio stare i meccanici Prema e vado a farmi una chiacchierata con i gommisti della Hankook che fornisce i pneumatici a F3 e DTM. Se il fornitore è coreano, di che nazionalità saranno mai i gommisti? Italiani, ovvio. Parlando del più e del meno riesco a farmi mettere da parte una gomma come souvenir. Dopo aver mangiato l’ennesimo panino con salsicce del weekend, torno ad appostarmi davanti al box Prema. Da questo momento in poi la domenica diventa memorabile. Chi mi segue su Twitter avrà notato un consistente numero di tweet e foto postati durante il weekend. Questa cosa è stata notata anche da due ragazzi del Team Prema che mi si avvicinano e mi chiedono “ma sei tu @DerGu27?”. Affermativo. Tutte le ore di appostamento sono state in quel momento ripagate. Chiara e Michele (@autofocusbg) sono due ragazzi che lavorano per il Team Prema (beati loro) e, notata la mia passione per questo mondo, decidono di concedermi un giro dentro il box Prema. Purtroppo non ho foto a supporto di questo episodio, in quanto mi è stato gentilmente chiesto di evitare di farne. In F3 le aree di intervento sono talmente poche che ogni minimo dettaglio deve restare nascosto. Mi sono così ritrovato a girare nel box con Chiara e Michele che mi raccontavano aneddoti e curiosità sul team e sulle monoposto. Grazie ancora ragazzi!
Ma la domenica delle sorprese deve ancora finire. Riprendo la faticosa ricerca della prima curva. Alla fine vado a scoprire che tale zona si raggiunge attraverso una piccola gradinata nascosta tra gli alberi. Un cartello all’inizio delle scale altrettanto ben nascosto indica appunto la “Alpha Tribune” (ricordatevi questo nome). Dopo 24 ore di ricerche sono arrivato nel punto più avvincente del circuito. C’è solo un problema: si vede poco o nulla. Trovo un buco in una transenna che mi offre una visuale modesta di questa famigerata prima curva.

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Mi accontento e allo stesso tempo mi rassegno all’idea di guardare gara 2 del DTM e gara 3 della Formula 3 da questo posto così sacrificato. Ma mai perdersi d’animo. Mi si avvicina un signore e mi chiede come mai fossi posizionato in un posto così infelice. Gli spiego che un biglietto ce l’ho, ma che dalla mia tribuna non si vede nulla di avvincente. Il signore mi allunga il suo biglietto e mi dice “prendi il mio, io vado a casa”. Apro il biglietto e leggo “Alpha Tribune”. Guardo il signore che nel frattempo mi ha dato una pacca sulla spalla e se ne sta andando e gli riesco a malapena a dire “Danke” per lo stupore che ancora mi avvolge. Davanti a cotanta generosità inizio a diffidare, tutto troppo bello per essere vero. Uno scherzo? Un biglietto falso? Un vicino di tribuna molesto? Non ho molte scelte, mi tocca solo provare. Il biglietto è buono. Salgo le scale, raggiungo il posto, nessun personaggio strano attorno, anzi, entrami i posti ai miei lati liberi. Sono seduto alla Alpha Tribune, da dove ho la prima curva sotto al naso e si può godere della vista di mezzo circuito.

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Ma poteva mai finire qui? Guardo il maxi schermo di fronte la mia tribuna e vedo una faccia conosciuta. Cazzo ma sono io! Mi giro verso la telecamera e saluto. Qualche ora dopo mi verrà comunicato che sono finito sulle registrazioni della gara di Formula 3. Ricapitolando, nelle ultime 2 ore:

⦁ Ho avuto il privilegio di girare nei box della Prema
⦁ Mi viene regalato un biglietto per la miglior tribuna del circuito
⦁ Finisco in diretta e sulle registrazioni della Formula 3 occupando un posto che non sapevo di occupare fino a dieci minuti prima

Per questa domenica non mi viene nessun’altra definizione: memorabile.
Mi gusto prima l’ultima gara della Formula 3 (vinta dal promettente Daruvala, sentirete sicuramente questo nome in futuro quanto meno per un test in Force India) e poi gara 2 del DTM (contornata da uno spaventoso incidente sotto i miei occhi, fortunatamente senza grandi conseguenze). Tra le due gare trovo il tempo di tornare dai miei amici poco coreani della Hankook, di ritirare il mio pneumatico e di caricarlo in macchina. Ho provato a portarmi via anche qualche pezzo di Carlin, ma di rotto da buttar via non c’era praticamente nulla. Diciamo che mi è andata già di lusso.

Alla fine di questo weekend sono rimasto complessivamente soddisfatto. Il rombo dei motori così forte da farti accapponare la pelle, l’odore dell’olio bruciato, la Formula 3 così semplice, ma al tempo stesso così bella e così “a misura di appassionato” con gli addetti ai lavori che ridono e scherzano fra di loro e con gli estranei. Tutto questo mi ha fatto dimenticare un’organizzazione fin troppo “rustica” per il tipo di evento offerto. Ma forse il Norisring è bello anche per questo. Perché in fondo non è altro che una grande festa dei motori. Un Oktoberfest della velocità.

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Una risposta

  1. 12 settembre 2017

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